Crocifisso: un libro da meditare
Carissime Annunziatine,
il cammino quaresimale è tutto un
protendersi verso il centro dell’Anno Liturgico, al culmine della celebrazione
di Pasqua. Protendersi significa essere sbilanciati verso questa meta, cioè
desiderarlo e concretamente procedere
verso il traguardo.
L’Anno Liturgico è insieme un cammino
di catechesi (cioè di conoscenza del mistero), un percorso celebrativo (cioè di
partecipazione della Chiesa tutta a tutti i misteri di Cristo) ma anche di
unione personale al Mistero di Cristo conosciuto, celebrato e vissuto.
Nel Triduo Pasquale tutto il mistero
della nostra salvezza e della nostra unione a Cristo si condensa e si realizza.
Ma per noi la grandezza di questo mistero è troppo grande per coglierla e
comprenderla tutta assieme: abbiamo bisogno di tempi più lunghi, ci è
necessario un lungo itinerario per giungere alla piena e vitale comprensione.
Inoltre è anche necessario un cammino
individuale in questo protendersi verso Cristo Maestro Via Verità e Vita. Come
esiste una preghiera comunitaria liturgica, è necessaria anche una preghiera
individuale. Per questo cammino abbiamo bisogno di avere un centro ove il
nostro cuore, la nostra mente ed i nostri occhi possano indirizzarsi in modo
concorde.
Il Crocifisso: un “libro” da dare
La tradizione cristiana lungo i secoli
ha imparato a guardare al Crocifisso, per meditare e contemplare tutto intero
il Mistero, velato nella Gloria, ma manifesto nel Mistero d’amore.
Per contemplare Gesù sulla croce non
abbiamo bisogno di essere esperti di tante scienze, basta la conoscenza
amorosa: chi ama comprende l’amore lì dove si manifesta. Serve solo aprire il
cuore, la mente e abbracciare il mistero della misericordia divina.
Coloro che sono assuefatti ai libri
rischiano di avere tanta testa ma poco cuore. È un salutare rimedio guardare,
contemplare la Croce di Gesù. Non serve camminare tanto né pensare molto per
raggiungere questa meta: basta alzare lo sguardo, aprire il cuore e lasciarsi
interrogare dall’amore di Cristo.
Sempre nel 1933 don Alberione afferma
che «Il Crocifisso è il più bello di tutti i libri» (Requiescite Pusillum, p. 48).
Fa parte del nostro apostolato offrire
un Crocifisso. Talvolta prima del Vangelo (sarebbe meglio insieme) dovremmo
dare un Crocifisso: lì dove si contempla quello di cui i Vangeli narrano. Gli
analfabeti lo comprendono, ma anche i dottori vi sanno leggere il mistero di
Dio.
Il gran libro di meditazione
La Quaresima è in modo particolare il
templo in cui si deve guardare di più a Cristo in croce, per imparare i suoi
insegnamenti.
«Il libro che ci sta aperto in tutto
il tempo della Quaresima è il Crocifisso: il grande libro in cui dobbiamo
leggere ed imparare. Questo libro dice: “Io sono il buon Pastore e do la mia vita
per le pecorelle” (Gv 10,11). Il Crocifisso è una scuola per noi tutti e ci
dice che per salvare le pecorelle bisogna sacrificarsi, donare la sofferenza, i
sacrifici. Gesù crocifisso ci dice: “Io per salvare le pecorelle, ho sofferto
la sete e gli insulti”. Persuadersi della lezione del Crocifisso» (Alberione, Alle pastorelle 1952, V, p. 191).
Il Primo Maestro afferma che il
Crocifisso è un “libro” perché lungo i secoli molti lo hanno guardato, ma
soprattutto contemplato, portando frutti di santità.
«Il Crocifisso fu il gran libro di
meditazione per tanti santi i quali da Lui hanno imparato la pratica di tutte
le virtù e si sono fatti programma di amore, di imitare le sofferenze del
Salvatore ed hanno attinto dalla meditazione della Croce la forza nel loro
Apostolato, nel vincere sé stessi, nel crescere in perfezione. La scuola di
Gesù appassionato è una delle scuole che si aprono a tutta l’umanità, è una
delle scuole più utili. È la scuola dell’amore, del dolore e della
risurrezione» (Alle Figlie di San Paolo 1943, p. 431).
La scuola di Gesù è per tutti e adatta
a tutti, ai grandi e ai piccoli, anche a loro bisogna insegnare a meditare la
Croce di Gesù. I piccoli comprendono assai bene il sacrificio per amore. «La
sua scuola comincia dal presepio e continua sino al Calvario. La sua scuola è
aperta a tutti» (Alberione, Prefazione in Il Vangelo
narrato ai piccoli, 1936).
Per anime che amano
La devozione a Gesù in Croce è per le
anime che amano davvero. Don Alberione la vede come modello delle anime ardenti
come san Paolo e ci invita ad imitarlo nella passione per la Croce: «La
devozione al Crocifisso è la divozione delle anime amanti. Forse non troviamo
anima più ardente e più infiammata di san Paolo per il divino Crocifisso. Le
figlie che vogliono somigliare al Padre, devono imitarlo; almeno facciano
l'ossequio del segno di croce, sempre ripetuto con amore al Crocifisso» (Alle Figlie di San Paolo 1946, p. 289).
Chi ama è appassionato e lo fa con
tutta la sua umanità, spesso siamo così razionali che controlliamo e blocchiamo
tutti i sentimenti. Ma Gesù si è incarnato perché ama tutto l’uomo, mica solo
la testa.
Raccontando di santa Gemma Galgani,
cui don Alberione era molto devoto, raccomanda di imitarla anche nel suo modo
di fare. «Stampare sul crocifisso molti baci caldi. Chi lo ha crocifisso? Il
peccatore. Chi è innocente scagli la prima pietra. Il peccato rovina l’anima» (Alle Pastorelle 1953, VI, p. 108).
Infine, nell’anno del Giubileo della
speranza, è bene ricordarci che il fondamento della speranza cristiana è
proprio in Gesù sulla Croce.
«La nostra speranza deve essere
rivolta al Crocifisso da cui speriamo grazia e forza per proseguire la via
intrapresa, perché non ci avvenga di sederci sfiduciati o, quel che è peggio,
di abbandonare la strada diritta. Speriamo dunque dal Crocifisso la salvezza,
la forza, la vita, il coraggio e la costanza. Quando nel nostro cammino siamo
tentati di scoraggiamento, il che avviene spesso, volgiamo l'occhio in su» (Alle Figlie di San Paolo 1937, p. 557).
Don Gino