mercoledì, aprile 02, 2025

CROCIFISSO: UN LIBRO DA MEDITARE

 Crocifisso: un libro da meditare



Carissime Annunziatine,

il cammino quaresimale è tutto un protendersi verso il centro dell’Anno Liturgico, al culmine della celebrazione di Pasqua. Protendersi significa essere sbilanciati verso questa meta, cioè desiderarlo e concretamente procedere verso il traguardo.

L’Anno Liturgico è insieme un cammino di catechesi (cioè di conoscenza del mistero), un percorso celebrativo (cioè di partecipazione della Chiesa tutta a tutti i misteri di Cristo) ma anche di unione personale al Mistero di Cristo conosciuto, celebrato e vissuto.

Nel Triduo Pasquale tutto il mistero della nostra salvezza e della nostra unione a Cristo si condensa e si realizza. Ma per noi la grandezza di questo mistero è troppo grande per coglierla e comprenderla tutta assieme: abbiamo bisogno di tempi più lunghi, ci è necessario un lungo itinerario per giungere alla piena e vitale comprensione.

Inoltre è anche necessario un cammino individuale in questo protendersi verso Cristo Maestro Via Verità e Vita. Come esiste una preghiera comunitaria liturgica, è necessaria anche una preghiera individuale. Per questo cammino abbiamo bisogno di avere un centro ove il nostro cuore, la nostra mente ed i nostri occhi possano indirizzarsi in modo concorde.

Il Crocifisso: un “libro” da dare

La tradizione cristiana lungo i secoli ha imparato a guardare al Crocifisso, per meditare e contemplare tutto intero il Mistero, velato nella Gloria, ma manifesto nel Mistero d’amore.

Per contemplare Gesù sulla croce non abbiamo bisogno di essere esperti di tante scienze, basta la conoscenza amorosa: chi ama comprende l’amore lì dove si manifesta. Serve solo aprire il cuore, la mente e abbracciare il mistero della misericordia divina.

Coloro che sono assuefatti ai libri rischiano di avere tanta testa ma poco cuore. È un salutare rimedio guardare, contemplare la Croce di Gesù. Non serve camminare tanto né pensare molto per raggiungere questa meta: basta alzare lo sguardo, aprire il cuore e lasciarsi interrogare dall’amore di Cristo.

Nel 1933 il Primo Maestro ricorda che «Vi sono delle persone che non sanno leggere, eppure per loro il Crocifisso è un gran libro!» (Apostolato Stampa, p. 69), e ripete nel 1944: «Il Crocifisso è un gran libro anche per le persone che non sanno leggere» (Apostolato dell’Edizione, n. 374).

Sempre nel 1933 don Alberione afferma che «Il Crocifisso è il più bello di tutti i libri» (Requiescite Pusillum, p. 48).

Fa parte del nostro apostolato offrire un Crocifisso. Talvolta prima del Vangelo (sarebbe meglio insieme) dovremmo dare un Crocifisso: lì dove si contempla quello di cui i Vangeli narrano. Gli analfabeti lo comprendono, ma anche i dottori vi sanno leggere il mistero di Dio.

Il gran libro di meditazione

La Quaresima è in modo particolare il templo in cui si deve guardare di più a Cristo in croce, per imparare i suoi insegnamenti.

«Il libro che ci sta aperto in tutto il tempo della Quaresima è il Crocifisso: il grande libro in cui dobbiamo leggere ed imparare. Questo libro dice: “Io sono il buon Pastore e do la mia vita per le pecorelle” (Gv 10,11). Il Crocifisso è una scuola per noi tutti e ci dice che per salvare le pecorelle bisogna sacrificarsi, donare la sofferenza, i sacrifici. Gesù crocifisso ci dice: “Io per salvare le pecorelle, ho sofferto la sete e gli insulti”. Persuadersi della lezione del Crocifisso» (Alberione, Alle pastorelle 1952, V, p. 191).

Il Primo Maestro afferma che il Crocifisso è un “libro” perché lungo i secoli molti lo hanno guardato, ma soprattutto contemplato, portando frutti di santità.

«Il Crocifisso fu il gran libro di meditazione per tanti santi i quali da Lui hanno imparato la pratica di tutte le virtù e si sono fatti programma di amore, di imitare le sofferenze del Salvatore ed hanno attinto dalla meditazione della Croce la forza nel loro Apostolato, nel vincere sé stessi, nel crescere in perfezione. La scuola di Gesù appassionato è una delle scuole che si aprono a tutta l’umanità, è una delle scuole più utili. È la scuola dell’amore, del dolore e della risurrezione» (Alle Figlie di San Paolo 1943, p. 431).

La scuola di Gesù è per tutti e adatta a tutti, ai grandi e ai piccoli, anche a loro bisogna insegnare a meditare la Croce di Gesù. I piccoli comprendono assai bene il sacrificio per amore. «La sua scuola comincia dal presepio e continua sino al Calvario. La sua scuola è aperta a tutti» (Alberione, Prefazione in Il Vangelo narrato ai piccoli, 1936).

Per anime che amano

La devozione a Gesù in Croce è per le anime che amano davvero. Don Alberione la vede come modello delle anime ardenti come san Paolo e ci invita ad imitarlo nella passione per la Croce: «La devozione al Crocifisso è la divozione delle anime amanti. Forse non troviamo anima più ardente e più infiammata di san Paolo per il divino Crocifisso. Le figlie che vogliono somigliare al Padre, devono imitarlo; almeno facciano l'ossequio del segno di croce, sempre ripetuto con amore al Crocifisso» (Alle Figlie di San Paolo 1946, p. 289).

Chi ama è appassionato e lo fa con tutta la sua umanità, spesso siamo così razionali che controlliamo e blocchiamo tutti i sentimenti. Ma Gesù si è incarnato perché ama tutto l’uomo, mica solo la testa.

Raccontando di santa Gemma Galgani, cui don Alberione era molto devoto, raccomanda di imitarla anche nel suo modo di fare. «Stampare sul crocifisso molti baci caldi. Chi lo ha crocifisso? Il peccatore. Chi è innocente scagli la prima pietra. Il peccato rovina l’anima» (Alle Pastorelle 1953, VI, p. 108).

Infine, nell’anno del Giubileo della speranza, è bene ricordarci che il fondamento della speranza cristiana è proprio in Gesù sulla Croce.

«La nostra speranza deve essere rivolta al Crocifisso da cui speriamo grazia e forza per proseguire la via intrapresa, perché non ci avvenga di sederci sfiduciati o, quel che è peggio, di abbandonare la strada diritta. Speriamo dunque dal Crocifisso la salvezza, la forza, la vita, il coraggio e la costanza. Quando nel nostro cammino siamo tentati di scoraggiamento, il che avviene spesso, volgiamo l'occhio in su» (Alle Figlie di San Paolo 1937, p. 557).

Don Gino

martedì, marzo 25, 2025

Il SI di Maria

 


IL SI DI MARIA E IL NOSTRO SI

25 Marzo 2025 in Superiore Provinciale 

“Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,7)

Nel cuore della spiritualità paolina, come ce l’ha trasmessa il Beato Giacomo Alberione, la festa dell’Annunciazione del Signore si illumina di un significato profondamente apostolico e cristocentrico. Maria, nel suo “Eccomi”, è la prima a vivere in pienezza quell’atteggiamento che sarà poi proprio di Cristo stesso: il totale abbandono al progetto del Padre. Il suo “Fiat” è l’inizio dell’Incarnazione, e quindi anche l’inizio della Redenzione e dell’annuncio del Vangelo.

Don Alberione scrive:
“Maria disse il suo Fiat e in quel momento il Verbo si fece carne: e il Verbo si fece anche nostra via, verità e vita.”
(UPS II, 165)

Nel pensiero alberioniano, l’Annunciazione non è soltanto un momento mariano, ma un momento apostolico, in cui si inaugura la missione redentrice del Cristo Maestro, che viene per insegnare, santificare e guidare. Maria accoglie la Parola nel suo grembo e diventa la prima apostola, colei che dà al mondo il Verbo incarnato.

Per noi Paolini, la festa di oggi è un richiamo alla radice vocazionale e apostolica della nostra missione: come Maria, siamo chiamati a dire il nostro “sì” quotidiano, a lasciarci trasformare dalla Parola per diventare anche noi strumenti dell’annuncio. L’Annunciazione è il modello di ogni “vocazione” e di ogni “missione”: Dio propone, l’uomo risponde, e la salvezza entra nella storia.

Don Alberione ci invita a guardare Maria come Madre, Regina e Maestra del nostro apostolato:
“Maria diede Gesù al mondo una volta; ora desidera darlo sempre, in ogni anima.”
(UPS IV, 315)

E allora, in questa solennità, impariamo da Maria il coraggio del “sì”, la disponibilità al progetto di Dio, e la gioia di portare Cristo al mondo con i mezzi della comunicazione, con la nostra vita, con l’offerta quotidiana del nostro apostolato.

Un pensiero speciale, oggi, va alle care sorelle dell’Istituto Maria Santissima Annunziata, che nel silenzio operoso della consacrazione secolare testimoniano, come Maria, che è possibile accogliere Dio nella trama ordinaria della vita, e farlo presente là dove i sacerdoti e i religiosi non possono arrivare. A voi, donne del “sì” fedele e discreto, giunga oggi un augurio colmo di gratitudine e di speranza: il vostro Fiat continui a generare Cristo nel cuore del mondo, con la luce e la forza dello Spirito Santo.

Buona festa dell’Annunciazione!

don Roberto Ponti, ssp
superiore provinciale

25 marzo 2025 - PaolinItalia

lunedì, marzo 24, 2025

Cuore di una vergine

 



Alda Merini (da Mistica d’amore)

 Una voce come la Tua
che entra nel cuore di una vergine
e la spaventa,
una voce di carne e di anima,
una voce che non si vede,
un figlio promesso a me,
tu ancella che non conosci l’amore,
un figlio mio e dell’albero,
un figlio mio e del prato,
 un figlio mio e dell’acqua,
un figlio solo:
il Tuo.
Come non posso spaventarmi
e fuggire lontano
se non fosse per quell’ala di uomo
che mi è sembrata un angelo?
Ma in realtà, mio Dio,
chi era?
Uno che si raccomanda,
 uno che mi dice di tacere,
uno che non tace,
uno che dice un mistero
 e lo divulga a tutti.
Io sola, povera fanciulla ebrea
che devo credere e ne ho paura, Signore,
 perché la fede è una mano
che ti prende le viscere,
 la fede è una mano
che ti fa partorire.














Poesia dell'Annunciazione

La vergine Maria
si china sul suo cuore
profondo come una fontana
e congiunge le mani
per meglio trattenere
lo zampillio del cielo che la invade.

La vergine Maria chiude gli occhi
nascondendo col velo delle palpebre il suo cuore
per non vedere più nulla,
per udire più distintamente
un soffio che fa tremare le sue preghiere...

Il cielo ha sospinto la porta,
la porta ha cantato,
un angelo è entrato.
Un angelo ha parlato sottovoce
nella stanza.

Tu sola, Maria, senti ciò che dice,
tu sola nell'ombra e il paradiso.
Ha seminato il Dio immenso
nelle tue membra.

Non l'ho visto. Ma mentre se ne andava
– io stavo sulla soglia fremente della porta –
ha lasciato cadere,
nel mio cuore impaurito,
un seme mormorante del Verbo che egli porta.

Ha fatto cadere dentro di me,
nel luogo più ignorato e più profondo,
una parola in cui palpita il mistero,
una parola nel mio grembo per donarla al mondo.
Come potrà uscire da me questa parola,
da me che non sono né grande né sapiente?

Ma lo Spirito Santo
– io sono la sua serva –
se vuole che nasca da me, metterà la sua mano.
La vergine Maria trabocca di felicità.
La vergine Maria si trova immersa
nella dolcezza di Dio.

I rovi sono in fiore
intorno al giardino
intorno alla mia gioia.

 

Poesia dell'annunciazione di Marie Noël (1883-1967)



sabato, marzo 08, 2025

Quo vadis, Domine?

 



Quo vadis, Domine?

Bogusław Zeman, SSP

«Se è vero, quanto si racconta, un giorno, durante la persecuzione di Roma, S. Pietro si sentì scoraggiato e stava per uscire dalla città. Il Signore lo fermò e gli disse: Quo vadis? Pietro allora tornò indietro con coraggio [e arrivò] fino a spargere il suo sangue sul colle Vaticano» (FSP55 174). 

In questa meditazione rivolta alle Figlie di San Paolo, il beato Giacomo Alberione ha ricordato un evento conosciuto dal libro apocrifo Atti di Pietro. Si tratta di una tradizione secondo cui, durante la persecuzione dei cristiani ordinata da Nerone, Pietro decise di lasciare Roma per evitare il martirio. Mentre fuggiva, gli apparve Gesù sulla via Appia, che stava camminando verso la città. Pietro gli chiese: “Quo vadis, Domine?” e si sentì rispondere: “Vado a Roma per essere crocifisso di nuovo”. Il frutto di questo incontro fu il ritorno di Pietro a Roma, dove morì martire intorno al 64. In prossimità delle catacombe di San Callisto si trova una piccola chiesa che ricorda questo incontro tra Pietro e Gesù sulla via Appia.

La Quaresima può essere un momento in cui incontriamo Gesù e scopriamo che le nostre strade vanno in direzioni opposte. E allora? Possiamo proseguire nella nostra direzione, allontanandoci dai misteri pasquali della vita e dal compimento della volontà di Dio. Oppure possiamo tornare indietro, convertirci e riprendere il cammino del Maestro e seguirlo, accettando il mistero della croce nella nostra vita.

Quo vadis, Domine?” – è una buona domanda perché ne provoca un'altra: Quo ego vado? Dove sto andando? Sono in cammino con Gesù, che è stato crocifisso? A volte, in buona fede, possiamo essere così presi dalla vita che, anche pieni di passione apostolica, non ci accorgiamo di un cambio di direzione, di un abbandono delle priorità, di una perdita del giusto giudizio sulla realtà. Crediamo nella correttezza delle nostre decisioni, che però possono rivelarsi sbagliate. Ci capita anche di scappare. Allora è bene incontrare Gesù e chiedergli la strada.

La nostra conversione quaresimale può essere accompagnata dalla domanda di Pietro: “Quo vadis, Domine?” che ci aiuterà a valutare correttamente il percorso del nostro cammino alla sequela di Gesù.

L'esempio di San Pietro, richiamato dal nostro Fondatore, è anche un’incoraggiamento a vivere in modo sano la propria peccaminosità; non come un argomento per condannarsi, ma come una circostanza che genera in noi il bisogno di riconoscere la nostra colpa e di accogliere la misericordia di Dio. Nella meditazione citata, don Alberione spiega: «In paradiso ci sono più peccatori che innocenti. E allora? C’è posto anche per noi. C’è stato posto per S. Paolo e c’è stato posto per S. Pietro, e non ci sarà posto anche per noi? E per di più a S. Pietro Gesù ha dato la chiave proprio per aprire [il paradiso]. Quando vede arrivare un’anima che era peccatrice, non si spaventa, non la rigetta, perché non avrebbe potuto entrare neppure lui. E allora? Allora dirà: Hai fatto come ho fatto io, se ci sto io in paradiso, ci vieni anche tu purché tu faccia come ho fatto io. Ho pianto il mio peccato, e da quel giorno con buona volontà ho servito il Signore con gran coraggio» (FSP55 173-174).

Buon cammino di Quaresima!

( dal sito paulus.net)

venerdì, febbraio 21, 2025

Profumo di Cristo

Don Alberione alle Annunziatine
 

All ’ Istituto Maria SS. Annunziata (Annunziatine)

 -  ( MCS, pp. 184ss )

  “ Il profumo di Cristo ovunque ”  

Verginità e maternità spirituale, qui è il grande segno dell ’ amore particolare che il Signore ha per voi.  Potersi consacrare a Dio con abiti comuni e vita libera, nel senso che è diversa dalla vita comune propriamente detta, è uno stato preziosissimo, più prezioso di  quello che vivono le suore; perché voi sotto un certo aspetto vivete in maggiori pericoli ed è molto più difficile osservare la castità, l ’ obbedienza, l ’ apostolato nell ’ ambiente in cui si vive, nelle varie attività della giornata, ne lle varie occasioni e nei vari luoghi.  Sì, portare quindi la vita di perfezione nel mondo, in mezzo a lla famiglia: ci sarà la mamma, ci sarà il papà, ci saranno i fratelli. Essere le prime nella parrocchia, nelle attività di zelo, per ese mpio, nell ’ Azione Cattolica, nelle atti vità catechistiche, in ogni a mbiente, anche nella fabbrica, anche negli uffici. La vita di perf ezione, il profumo di Cristo ovunque!  

Gli altri potranno anche ridere, anche insultare, ma il loro r idere non viene dal cuore. Essi, vedendo la virtù, piuttosto  amm irano anche se non lo manifestano. La vita di perfezione non chi usa nel convento, ma portata in tutti i luoghi, in tutti gli ambienti, anche se uno esercita un commercio, anche se è operaio in una grande fabbrica, anche se deve stare magari tutto il gi orno nel negozio perché quello è il suo piccolo lavoro da compiere. E quante volte è sacrificio stare lì e privarsi della gioia di vivere fra quattro mura di un convento!  

Il secondo segno del grande amore che il Signore ha per voi è che potete esercitare t utti gli apostolati che sono possibili e adatti alle vostre particolari condizioni. Se c ’ è una maestra esercita l ’ apostolato nella scuola; un ’ operaia lo esercita nel suo ambiente e nelle associazioni varie a cui forse è iscritta; così se è in famiglia, o i n un ambiente più facile, o in un ambiente più difficile.  Tutti gli apostolati! Noi, in primo luogo, consigliamo gli apost olati della stampa, del cinema, della radio e della televisione; però tutti gli apostolati sono validi, nessuno è escluso. Ognuna si sceglie il suo, secondo le circostanze di luogo e di tempo, secondo le sue inclinazioni e attitudini. Lavorare per le anime, il Signore vi mette in mano tante anime! [ ... ]   

I membri degli Istituti Secolari sono il lievito della società in tutta la massa di  uomini, nella quale fanno lievitare lo spirito cr istiano, portano pensieri di Dio, portano la loro preghiera, port ano la loro parola, portano il loro buon esempio. Essi fanno liev itare la società in senso cristiano.  Se avessimo tante di queste anime un p o ’  in tutto l ’ ambiente sociale, dalla parrocchia e dalla famiglia alla politica, alla camera dei deputati, ai giornalisti, a quelli che fanno gli spettacoli sp ecialmente di cinema, di radio, di televisione, la massa della soci età sarebbe lievitata.  Poi il Papa paragona ancora l ’ azione dei membri degli Istituti Secolari al sale. Il sale purifica, dà gusto, preserva dalla corruzi one. Il sale messo in una grande pentola di minestra, supponiamo, si scioglie e rende gustose tutte le molecole, tutte le particelle  di quel cibo. Così i membri degli Istituti Secolari penetrano in tutte le parti della società e portano la loro luce, il loro senso cristiano, il loro buon esempio, il buon odore di Cristo.  

(testo da: Itinerario Sp. Fmiglia Paolina 2025)

sabato, gennaio 25, 2025

Conversione San Paolo

 


 autore: Giovan Battista Gaulli anno: 1690 titolo:
Conversione di San Paolo luogo: Chiesa di San Paolo, Fiastra

Uno dei più gloriosi trionfi della grazia divina é senza dubbio la conversione di S. Paolo, che la Chiesa celebra oggi con festa particolare.

S. Paolo era ebreo della tribù di Beniamino. Fu circonciso l'ottavo giorno dopo la nascita, e fu chiamato Saulo. Apparteneva, come il padre, alla setta dei farisei: setta la più rigorosa, ma nello stesso tempo la più recalcitrante alla grazia di Dio.

I suoi genitori lo mandarono per tempo a Gerusalemme, alla scuola di Gamaliele, celebre dottore in legge. Sotto questa sapiente guida. Saulo si abituò alla più esatta osservanza della legge mosaica. Questo zelo fu quello appunto che fece di Saulo il persecutore più terribile dei primi seguaci di Gesù.

Lo vediamo nella lapidazione di Stefano custodire le vesti dei lapidatori, non potendo far altro, non avendo l'età prescritta; egli stesso però lapidava nel suo cuore, non solo Stefano, ma tutti i Cristiani, avendo in mente una sola cosa: sradicare dalle fondamenta la Chiesa di Cristo e propagare in tutto il mondo il Giudaismo.

Con questo zelo quindi non vi è niente da stupire se fu uno dei più fieri, anzi il più terribile ministro della persecuzione che infierì contro i Cristiani di Gerusalemme e ben presto fece scomparire i Cristiani che colà si trovavano; ma non pagò di ciò, chiese lettere autorizzative al Sommo Sacerdote, per poter fare strage dei Cristiani rifugiatisi in Damasco. Qui però il Signore l'attendeva: qui la grazia divina doveva mostrare la sua potenza.



Eccolo sulla via di Damasco, accompagnato da arcieri, spirante furore e vendetta. Ma d'improvviso, mentre galoppa, una luce fulgida lo accieca; una forza misteriosa lo sbalza da cavallo ed egli ode una voce dal cielo che gli grida:
« Saulo, perchè mi perseguiti? ».

« Chi sei tu? »
risponde Saulo, meravigliato e spaventato ad un tempo.

Ed il Signore a lui:
« Io sono quel Gesù che tu perseguiti. »

« Che vuoi ch'io faccia, o Signore? »
chiede Saulo interamente mutato dalla grazia.

« Va' in Damasco » gli risponde il Signore - « colà ti mostrerò la mia volontà ».

Saulo si alza, ma essendo cieco, si fa condurre a Damasco, dove rimane tre giorni in rigoroso digiuno e in continua orazione. Al terzo giorno Anania, sacerdote della Chiesa Damascena, per rivelazione di Dio, si porta nel luogo dove si trova Saulo, lo battezza e gli ridona la vista. Da quel momento Paolo è mutato da feroce lupo in docile agnello: la grazia di Dio opera in lui per formare il vaso di elezione, l'Apostolo delle genti.

Paolo, docile ai voleri di Dio, tanto crebbe nell'amore di Gesù, che arrivò a dire: « Chi mi separerà dalla carità del mio Gesù? forse la persecuzione? la fame? i sacrifici o la morte? Ah, no, né la vita, né la morte, né il presente, né il futuro saranno capaci di separarmi da quel Gesù per cui vivo, per cui lavoro e col quale sono crocifisso. Egli sarà la mia corona perché non sono io che vivo ma è Gesù che vive in me ».


PRATICA. Iddio permette nella Chiesa le persecuzioni affinché la sua vigna, potata, produca frutti più abbondanti (S. Agostino).

PREGHIERA. Dio, che con la predicazione del beato apostolo Paolo hai istruito il mondo intero, deh! fa' che, mentre oggi veneriamo la sua conversione, per i suoi esempi veniamo a te.

MARTIROLOGIO ROMANOFesta della Conversione di san Paolo Apostolo, al quale, mentre percorreva la via di Damasco spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, Gesù in persona si manifestò glorioso lungo la strada affinché, colmo di Spirito Santo, annunciasse il Vangelo della salvezza alle genti, patendo molto per il nome di Cristo.

mercoledì, gennaio 22, 2025

Icona croce San Paolo

 

 
Icona della croce di S.Paolo

ICONA DELLA CROCE DI SAN PAOLO

La Croce di San Paolo che rappresenta il carisma della Famiglia Paolina è un’opera nuova e originale, composta nel rispetto del canone dell’iconografia bizantina. L’ideatore del progetto è don Boguslaw Zeman, ssp che si è avvalso della supervisione dell’iconografa Hanna Dąbrowska-Certa. La croce originale, che misura 174x124 cm, è stata realizzata in legno di tiglio, dipinta a tempera.

La Croce è stata creata in occasione del Centenario della Famiglia Paolina.  Durante  l’Anno Giubilare 2014, è stata un segno itinerante nelle comunità paoline della Polonia.

Il Crocifisso. La figura centrale dell’icona è Gesù Cristo crocifisso e risorto, la Persona e l’Evento centrale della storia della salvezza, l’essenza del Vangelo di Paolo e della missione della Chiesa. Nell’aureola di Gesù sono iscritte le tre lettere “V”, a significare le parole latine via, veritas, vita, che sono l’autodefinizione di Gesù (cfr. Gv 14,6) e riferimento costante per la vita e l’apostolato della Famiglia Paolina.

I testimoni della crocifissione. Ai margini della trave orizzontale si trovano le immagini di Maria e di San Giovanni Evangelista. Sui loro volti non è visibile alcuna sofferenza perché non stanno piangendo il Crocifisso ma guardandosi, tendono le mani l’uno verso l’altro in un gesto di reciproca accoglienza, secondo il testamento di Gesù: «Donna, ecco il tuo figlio!», «Ecco la tua madre!» (cfr Gv 19,26-27).

Incarnazione, Maria “il Segno”. In cima alla croce si trova l’icona di Maria (Orante) con le mani alzate in segno di preghiera. Il semicerchio celeste rappresenta Dio Padre. Lo Spirito Santo discendente, sotto forma di colomba, rappresenta l’incarnazione del Figlio di Dio nel grembo di Maria. Il mistero dell’Incarnazione è la rivelazione della Santissima Trinità. Gesù, Dio incarnato, raffigurato come un ragazzo.

(introduzione da:  Itinerario Sp FP 2025)




Preghiera del Giubileo

Padre che sei nei cieli,
la fede che ci hai donato
nel tuo Figlio Gesù Cristo, nostro fratello,
e la fiamma di carità
effusa nei nostri cuori dallo Spirito Santo,
ridestino in noi la beata speranza
per l’avvento del tuo Regno.

La tua grazia ci trasformi
in coltivatori operosi dei semi evangelici
che lievitino l’umanità e il cosmo,
nell’attesa fiduciosa
dei cieli nuovi e della terra nuova,
quando, vinte le potenze del Male,
si manifesterà per sempre la tua gloria.

La grazia del Giubileo
ravvivi in noi, Pellegrini di Speranza,
l’anelito verso i beni celesti
e riversi sul mondo intero
la gioia e la pace
del nostro Redentore.

A te Dio, benedetto in eterno,
sia lode e gloria nei secoli.

Amen.