venerdì, gennaio 30, 2026

Cattedra di San Pietro

 


Carissime Annunziatine, 

quest’anno sia la celebrazione della Conversione di san Paolo che quella della Cattedra di san Pietro cadono di domenica, per cui non vengono celebrate. Non per questo dovremmo tralasciare quanto la liturgia ci insegna con queste celebrazioni. Quest’anno abbiamo celebrato i cento anni dall’arrivo dei primi Paolini a Roma. Non a caso don Alberione volle che venissero a stabilirsi vicino alla tomba dell’Apostolo delle genti. Ma arrivare a Roma per don Alberione significava anche proiettarsi verso il mondo intero, saldamente legati alla sede petrina e all’insegnamento del Papa. La missione e lo zelo apostolico di ogni paolino non possono tralasciare di essere fondati su Pietro e su Paolo (oltre che su tutti gli altri apostoli).

Presso la sede di Pietro 

La chiesa di Roma non è stata “fondata” dagli Apostoli, non sappiamo chi per primo abbia portato a Roma il Vangelo di Cristo. Da sempre la gloria della chiesa di Roma è di avere il corpo dei due grandi Apostoli: di essere vicina ai loro santi corpi e fondata/fedele al loro insegnamento. Secondo alcuni storici, in origine a Roma il 22 di febbraio si celebrava la data del martirio di san Pietro. Ma ben presto si passò a celebrare il 29 giugno insieme sia san Pietro che san Paolo. È comunque importante che la chiesa di Roma si ritiene fondata sul martirio (cioè sulla testimonianza di vita e dottrina) dei due grandi Apostoli, riservando loro due celebrazioni particolari: la Conversione di San Paolo e la Cattedra di San Pietro. Questo ricorda ad ogni cristiano che non si può disgiungere l’insegnamento cristiano dalla personale testimonianza di vita. Don Alberione ha sempre voluto che tutti i paolini tenessero in gran conto il riferimento all’insegnamento del successore di Pietro. Se di san Paolo dobbiamo imitare la radicalità della conversione e lo zelo nel diffondere il Vangelo in tutto il mondo, da san Pietro dobbiamo imparare la fedeltà nell’insegnamento, per non correre il rischio di aver corso invano (cfr. Gal 2,2). Bisogna aggiungere, in tutta onestà, che in questo non siamo del tutto originali, anche san Francesco (di cui quest’anno ricorre l’ottavo centenario del suo transito) e san Domenico ci tenevano allo stretto legame col Vicario di Cristo in terra ed al suo insegnamento. Sant’Ignazio di Loyola non era da meno: non si insegnano dottrine dubbie ma sicure e sempre in comunione col Papa ... e la lista dei santi su questo aspetto è lunga.

La festa del 22 febbraio

La celebrazione della “Cattedra” di san Pietro – o della “Santa Sede” – è stata vissuta, soprattutto a partire dall’epoca barocca, come un tangibile segno dell’unione con il vescovo di Roma e dell’intera Chiesa Cattolica. Spesso si ironizza su quanto il Bernini ha esaltato nella sontuosa rappresentazione in San Pietro, osservando che non può essere la sedia su cui sedeva san Pietro, ma un reperto molto più recente. Si dimentica però che questo oggetto è un “elemento comunicativo” (che viene dal Medioevo), ma di cui abbiamo bisogno anche noi nella nostra cultura di comunicazione. È qualcosa di visibile e identificabile per poter affermare un valore che invece non è materiale. È un simbolo della fedeltà alla dottrina di Gesù che i successori di san Pietro hanno mantenuto lungo i secoli. Non è il legno della cattedra ad essere importante ma quanto esso significa. Attualmente il vangelo proclamato nella Celebrazione della Cattedra di san Pietro invita a riflettere sul “potere delle chiavi” affidato da Gesù a san Pietro. Già sant’Agostino ricordava che quanto è detto a Pietro vale per tutti gli Apostoli e per i loro successori. In ogni caso non è il “potere giuridico” ad essere messo al primo posto quanto la comunione che ci fa unico Corpo di Cristo. L’Eucarestia ci rende unico corpo misticamente, ma anche la professione dell’unica fede che proclamiamo deve renderci saldi nell’unità. Abbiamo bisogno di sottolineare l’unità e la comunione con Pietro. In questo modo ricordiamo l’unità del corpo mistico che è la Chiesa («è forse diviso il Cristo?» 1Cor 1,13). L’ecumenismo (che ricordiamo in modo particolare a gennaio con la Settimana per l’unità dei cristiani) viene celebrato in rapporto con la Conversione di san Paolo, ma deve essere anche collegato con la comunione lungo i secoli dell’unica Chiesa di Cristo e che ricordiamo liturgicamente con la celebrazione della Cattedra di san Pietro. L’unità della Chiesa, corpo Mistico di Gesù deve essere compresa nel senso della comunione dei cristiani oggi ma anche dei cristiani lungo i secoli.

La romanità 

Don Alberione ci teneva al legame con la sede petrina che indicava con il termine “romanità”, ed insegnava a non disgiungerla dall’Eucarestia, dove i problemi del nostro oggi sono pensati davanti a Gesù stesso e in intima comunione con Lui. In “Abundantes divitiae” il Primo Maestro parla del valore della romanità dopo aver ricordato le traversie storiche ed ecclesiali a cavallo del ’900 e dopo aver considerato dei nuovi mezzi e del susseguirsi di atti della Santa Sede «che invitavano i cattolici ad essere all’altezza dei nuovi compiti» (cfr. AD 54-55). «Queste cose ed esperienze, meditate innanzi al Santissimo Sacramento, maturarono la persuasione: sempre, solo ed in tutto, la romanità. Tutto era stato scuola ed orientamento. Non vi è salute fuori di essa; non occorrono altre prove per dimostrare che il Papa è il gran faro acceso da Gesù all’umanità, per ogni secolo. I primi membri facevano un quarto voto, “obbedienza al Papa quanto all’apostolato”, messo a servizio del Vicario di Gesù Cristo» (AD 56-57). Nella felice ricorrenza dei cento anni della Famiglia Paolina a Roma dovremmo accogliere l’invito di Papa Leone XIV per essere adeguati ai cambiamenti dei tempi oggi: «Come la rivoluzione industriale richiedeva l’alfabetizzazione di base per permettere alle persone di reagire alla novità, così anche la rivoluzione digitale richiede un’alfabetizzazione digitale (insieme a una formazione umanistica e culturale)» (cfr. Messaggio per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali).

don Gino

sabato, gennaio 24, 2026

San Francesco di Sales

 

 Alla scoperta del nostro io


San Francesco di Sales ha scritto: " Se si vuole conoscere lo stato dell'anima, occorre analizzare una per una le sue passioni.
Come un suonatore di liuto, facendo vibrare tutte le corde,  cerca di accordare quelle che non lo sono, tendendole o allentandole, così, se dopo aver fatto vibrare la corda dell'odio, dell'amore, del desiderio, del timore, della speranza, della tristezza e della gioia dell'anima nostra, ci accorgiamo che queste passioni sono mal accordate per il motivo che vogliamo suonare, cioè la gloria di Dio, possiamo allora accordarle, mediante la sua grazia ed il soccorso del nostro padre spirituale".
L'importante è che le corde del mio cuore siano accordate per l'aria che vogliamo suonare, cioè il canto: Gloria a Dio e pace agli uomini.
L'esame di coscienza ha per fine essenziale di mostrare se queste corde suonano bene quest'aria.
Le corde del mio cuore sono le mie disposizioni interne. Queste, dunque, bisogna far vibrare per sapere che suono dànno... Andare alla scoperta del nostro io  (CISP 1431)

da: Un anno con don Alberione
a cura di G.Mauro Ferrero ssp


San Paolo , l' Apostolo

BEATO TIMOTEO
dal libro: Uomini di Dio Ed. Paoline 

SAN PAOLO, L'APOSTOLO
dai suoi scritti


San Paolo é l'apostolo dei gentili: cittadino romano, conoscitore perfetto della legge mosaica e del suo valore, mente equilibrata, pensatore profondo, organizzatore intrepido, ese­cutore pronto, costante e tenace; parlatore affascinante, dal cuore intraprendente e sensibilissimo... Ecco una pallida idea di questo grande uomo.
La conversione di San Paolo si inizia nell'umiltà: Egli si consegna a Dio come un nulla: «Che cosa vuoi che io faccia? "; si nutre e si stabilisce nella umiltà che prega; si compie nell'umiltà che persevera.
La conversione é sempre, per tutti, il centro della vita spirituale: convertirci ogni giorno in una nuova piccolezza interiore: per crescere, bisogna che ci facciamo piccoli, umili, docili, fiduciosi, semplici!
La persona di San Paolo é tutta dedita al « Cristo vivente ». La sua mente é consacrata alla conoscenza e alla predicazione di Gesú Cristo: « Non credetti di sapere altro tra di Voi che Cristo e Cristo crocifisso ";
La sua volontà é protesa alla conquista di Gesú Cristo, per vestirsi di Lui, imitarLo: « Siate miei imitatori, come io lo sono del Cristo ».
Il suo Cuore arde di amore per Gesú Cristo: « Chi potrà separarmi dalla carità di Cristo?... Se qualcuno non ama Cristo Signore sia anatema », cioè scomunicato.
Il suo corpo deve compiere quello che manca alla passione di Gesú: « Perché a noi é dato non solo di credere, ma di patire per Lui, e di continuare a portare la sua mortificazione sempre "; San Paolo,

« Dottore delle Genti », aveva tale coscienza della sua miseria, da considerarsi il primo dei peccatori che Cristo é venuto a salvare, il « minimo » degli Apostoli, l'ultimo dei fedeli.
Perché si é fatto «piccolo» egli ha avuto l'inestimabile grazia di penetrare piú addentro nei segreti del cuore di Cristo e di annunziarli a tutte le genti.
San Paolo ha capito il Cuore di Gesú, il Suo amore per noi, e in questo amore ha dimorato: per cui il cuore di San Paolo é diventato il cuore di Gesú; e l'amore di Gesú per noi ha investito il cuore di San Paolo: seguendo San Paolo, aderiamo all'amore di Gesú.
San Paolo é uomo di preghiera: egli prega di giorno e di notte (2 Tm, I, 3), comanda di fare suppliche per tutti, per i responsabili delle nazioni (1 Tm, II,2), e perché la « parola di Dio corra e sia glorificata » (2 Ts, III, 2).
Imitiamo San Paolo: piú preghiera che propositi; piú preghiera che angustia; piú preghiera che lavoro: questo il ministero primo e principale che soprannaturalizza gli altri apostolati, li consolida, li rende efficaci.
San Paolo fa come un mirabile responsorio col Maestro Divino.
Gesú Maestro dice:

« lo sono la Verità: credete in me ». San Paolo risponde:
« Vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato ».. « lo sono la Via: venite a me ».
San Paolo risponde:
« Sono confitto alla croce con Cristo ».
« Io sono la Vita: rimanete nel mio amore ». San Paolo risponde:
« Non sono piú io che vivo: vive in me il Cristo ».
San Paolo, l'Apostolo dell'attività, è l'Apostolo della massima vita interiore. Radice e fondamento di questa vita interiore è la continuata meditazione delle verità eterne.
L'anima di San Paolo è costantemente occupata da una grande realtà: la vita eterna! (1 Cor, XV, 29).

La spiritualità di San Paolo ebbe per regola la Chiesa.

« Videre Petrum ». Egli si recò a Gerusalemme da Pietro per consegnargli devotamente la fede e l'Apostolato; per esserne docilmente illuminato e guidato; per stabilire con lui « un'unità » nella dipendenza e nell'amicizia che è una delle piú belle visioni del Cristianesimo e della vita in Cristo; amicizia che crebbe e fece dei due Apostoli un solo principio, un solo fondamento, una sola autorità per Roma e per la Chiesa.
Chiediamo a San Paolo amore al Papa; Egli, che ha legato i cuori a Roma e al Papa, ce lo darà.
San Paolo è l'Apostolo per antonomasia, un creatore di apostoli. Vuole specialmente concederci lo spirito di zelo e l'amore alle anime, la brama di salvare i fratelli. È un convertito: vuole che domandiamo la conversione dei cattivi; vuole ottenere vocazioni al clero, alla vita pia e religiosa.
San Paolo é l'operaio, il ministro della cattolicità della Chiesa. È impossibile leggere i primi capitoli della lettera agli Efesini e non sentirsi ripieni di amore per la Chiesa. Egli, Dottore della Chiesa, quasi non osa parlare, tanto é l'amore che lo lega alla Chiesa, tanta é la pena d'essere stato un giorno persecutore della Chiesa: " Io ho perseguitato e devastato la Chiesa di Dio ». Ma quanto poi la edificò!
Due sono le note piú caratteristiche dello zelo di San Paolo: la gioia che Gesú Cristo sia predicato (Fil, 1, 17) e il dolore che Gesú Cristo non sia amato e sia offeso (Fil, 3, 18).
Siamo contenti che si faccia del bene senza mai ingelosirci dell'attività altrui.
È impossibile avvicinarsi a San Paolo e non esserne trasformati.
La devozione é anzitutto conoscenza: le Lettere di San Paolo ne rivelano lo spirito;la devozione é amore: le Lettere ci fanno amare San Paolo; prova della devozione é l'imitazione: le Lettere ci fanno conoscere la condotta intima di San Paolo; somma devozione é vivere lo spirito di San Paolo: le Lettere possiedono la potenza di farci entrare nello spirito paolino.
Cerchiamo di conoscere San Paolo, studiarlo nelle Lettere e negli Atti; seguirlo nella virtú e nello zelo; amarlo, aderire a Lui con tenero e filiale affetto.

L'insegnamento di San Paolo é tutto penetrato della dottrina della grazia. Egli é una creazione della grazia; e la grazia diventa la leva potente del suo apostolato.
La devozione a San Paolo ci porta a fondarci sulla grazia di Dio.
« Vas electionis, pro nomine meo pati ».
Ecco il risultato: un santo. Tu sei un Santo, o Paolo; santo per la tua adesione alla divina volontà! tale il tuo dolore di aver odiato Gesú, tale il tuo proposito che sei diventato un santo. E Gesú ti renderà perciò suo discepolo nella passione; ti unirà alla perfezione dell'apostolato: nel martirio.
Si dice: la devozione a San Paolo non é popolare, é la devozione dei dotti. Ma al principio della Chiesa era devozione del popolo: deve tornare tale. Entra nelle anime con difficoltà. Ma una volta entrata, ruba il cuore, investe lo spirito, trasforma la vita. È un grande dono della misericordia di Dio.

giovedì, gennaio 15, 2026

San Paolo Alberione

 


San Paolo nelle parole di Giacomo Alberione

Conversione di San Paolo. 
Un ritratto del Santo realizzato dal Beato Giacomo Alberione, 
fondatore della Società San Paolo

San Paolo si convertì nella mente: cambiò completamente le idee. Anche noi per convertirci nella mente dobbiamo cambiare le idee. E' necessario abbracciare le massime del Vangelo di oggi”, così scriveva nel 1946 il Beato Giacomo Alberione sulla Conversione di San Paolo. Convertire, ossia: “Rivolgimento, mutamento di direzione di un corpo; mutamento interiore; cambio, trasformazione”. Parola che deriva dal latino: “convèrtere”, ossia rivolgere, dirigere, cambiare, distogliere. E’ l’uomo che si “trasforma”, converge il corpo e la mente. Nel caso di San Paolo, si tratta di conversione del cuore. E per convertire c’è sempre bisogno di un’azione o di una parola: lo sapeva bene il Beato Alberione, evangelizzatore instancabile, un San Paolo del nostro tempo.

Ma chi era San Paolo per il sacerdote piemontese? “San Paolo è il discepolo che conosce il Maestro Divino nella sua pienezza: egli lo vive in tutto, ne scandaglia i profondi misteri della dottrina, del cuore, della santità, della umanità e divinità; lo vede dottore, ostia, sacerdote; ci presenta il Cristo totale come già si era definito: Via Verità e Vita”. Con poche parole, il Beato Alberione riesce a sintetizzare una vita, come quella di San Paolo, così ricca. E’ questa una delle peculiarità dello stile di Alberione: utilizza parole che arrivano allo scandaglio dell’anima con una facilità e una capacità di penetrazione incredibile. E così è stato per il suo maestro, Saulo di Tarso. Le sue Lettere ne sono una chiara prova: basterebbe estrapolare da queste una frase per capirlo subito. 

Amore profondo e devozione viva per l’Apostolo: in ogni scritto di Alberione traspare tutto ciò. Nella sua predicazione e nei suoi Scritti, troviamo continui rimandi a chi - per lui - è stato il vero fondatore della Famiglia Paolina. Lo dice Alberione stesso nel saluto ai visitatori dell’esposizione paolina che si tenne ad Alba in occasione del quarantennio di fondazione della Congregazione (18 agosto 1954): “La riconoscenza più viva va a San Paolo Apostolo, che è il vero Fondatore dell’Istituzione. Infatti egli ne è il padre, maestro, esemplare, protettore. Egli si è fatta questa Famiglia con un intervento così fisico e spirituale che neppure ora, a rifletterci, si può intendere bene; e tanto meno spiegare. Tutto è suo: di lui, il più completo interprete del Maestro Divino, che applicò il Vangelo alle nazioni e chiamò le nazioni a Cristo; di lui, la cui presenza nella teologia, nella morale, nell’organizzazione della Chiesa, nelle adattabilità dell’apostolato e dei suoi mezzi ai tempi è vivissima e sostanziale; e rimarrà tale sino alla fine dei secoli. Tutto mosse, tutto illuminò, tutto nutrì; egli fu la guida, l’economo, la difesa, il sostegno, ovunque la Famiglia Paolina si è stabilita. Meritava la prima Chiesa e la bella gloria che lo riproduce nel suo apostolato e nella sua paternità rispetto ai paolini. Non è avvenuto come quando si elegge un protettore per una persona, o istituzione. Non è che noi lo abbiamo eletto; è, invece, San Paolo che ha eletto noi. La Famiglia Paolina deve essere San Paolo oggi vivente”. Lo scritto di Alberione si concentra sull’importanza che ricopre San Paolo nell’istituzione da lui fondata. Colpisce un termine: vivente. E’ tutta in questa parola la missione del Beato Alberione e della Famiglia Paolina, vivente. Non si parla di “qualcuno” o di “qualcosa” ormai perso nel tempo: è ben fissa in lui l’immagine di un San Paolo che vive nel presente. “Se vivesse, che cosa farebbe?” si chiede Alberione in uno scritto. Ancora una volta la risposta induce il pensiero alla riflessione: “Adempirebbe i due grandi precetti come ha saputo adempierli: amare Iddio con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta la mente; e amare il prossimo senza nulla risparmiarsi, perché egli ha vissuto Cristo: «Vive in me il Cristo» [Gal 2,20]. Egli adopererebbe i più alti pulpiti eretti dal progresso odierno: stampa, cinema, radio, televisione; i più grandi ritrovati della dottrina d’amore e di salvezza: il Vangelo di Gesù Cristo”.

In questo caso, il ritratto di San Paolo diviene davvero “vivo” grazie ad Alberione che guarda ai nuovi mezzi di comunicazione che - secondo il fondatore della Famiglia Paolina - vengono considerati “ritrovati della dottrina d’amore e di salvezza”. La salvezza, tema cardine della comunicazione e del comunicatore: l’incontro con le parole può divenire segno di salvezza per ciascuno. Così è stato per San Paolo, così è stato per il 
 Beato Giacomo Alberione. - San Paolo

Di Antonio Tarallo    Roma, 25 gennaio, 2025

domenica, gennaio 11, 2026

Domenica della Parola

 


LA DOMENICA DELLA PAROLA DI DIO

“La parola di Cristo abiti tra voi” (Col 3,16)


25 gennaio 2026 



Altri link:  LA BIBBIA -  pag.web |

BIBBIA IN OGNI FAMIGLIA

Il Primo Maestro ha inviato questa lettera, che è stata illustrata ad ogni corso di Esercizi, per la pratica attuazione:


Buone Annunziatine,

Sono tanto dolente di non poter essere presente al vostro Corso di Esercizi. Sono però presente spiritualmente e vi accompagno con la preghiera e la benedizione del Signore.Gli Esercizi spirituali avranno frutto più abbondante, se ciascuna conserverà il silenzio con le persone e parlerà invece abbondantemente e in intimità con Gesù Maestro.Buone confessioni e sante Comunioni vi otterranno una volontà sempre più ferma nell’impegno di santificarvi. Questo è un anno di particolare santificazione. Ora, vengo a proporvi un’opera di apostolato.
Si tratta dell’impegno di fare arrivare in tutte le famiglie d’Italia la Bibbia. Accogliamo l’invito del Papa Giovanni XXIII, che è come un’eredità che Egli ci ha lasciato: “Risoluzione pratica: ogni partecipante all’Udienza, tornando in famiglia, cerchi se vi è la Sacra Bibbia. Nel caso affermativo; aprire con frequenza quelle pagine elette e nutrirsene lo spirito; in caso negativo provvedere senza indugio a dare il posto d’onore, nella propria casa, al Libro per eccellenza” ( “Vedere Osservatore Romano” )del 15-3-63: Esortazione del Papa alla lettura e meditazione della Bibbia).
In ossequio: Prepariamo per il prossimo autunno una Bibbia decorosamente presentata, illustrata, per ogni famiglia d’Italia, da mettersi in posto d’onore, per venir letta, meditata, vissuta. Offerta L. 1000 per copia.Nell’anno biblico, promosso dalla Società Biblica Cattolica Internazionale, sono state portate alle famiglie 1.200.000 copie del Vangelo. Passiamo ora al milione di copie di Bibbia.

1° L’organizzazione della propaganda sarà precisata nei particolari.
2° Intanto: continuano e si allargano i corsi di cultura biblica; stanno salendo sempre più le migliaia di iscritti, che si mostrano soddisfatti.
3° Quanti, i lettori dei nostri periodici (Famiglia Cristiana, Orizzonti, Madre di Dio, Domenica, Così, Via Verità e Vita, Vita Pastorale, ecc.), o anche i fedeli membri e simpatizzanti e lettori della Bibbia, lo vorranno, potranno chiedere spiegazioni, proporre difficoltà, ecc.: avranno risposta privata se ha carattere privato, o sopra i periodici se di carattere generale.
L'offerta di lire è possibile a tutti.
La Società Biblica Cattolica Internazionale prega tutti gli Ecc. Vescovi (che in buona parte sono membri), così i Parroci, i Sacerdoti, i Religiosi, i Cattolici e tutti cui interessa la conoscenza del Libro Divino, di farne fin d'ora propaganda. Ci sembra di portare Gesù Maestro Divino in ogni casa: ad illuminare, consolare, confortare. "Consultate le Sacre Scritture: esse vi parlano di Me"
Per la pratica diffusione sentirete dai nostri carissimi Sacerdoti, come organizzare detta diffusione.
Buone Annunziatine, questo impegno a Voi! Che in ogni famiglia d'Italia entri la Bibbia. Sarà un grande vostro merito.

Il Presidente
della Società Biblica Cattolica Internazionale
Sac. Giacomo Alberione

Da Siate Perfetti settembre 1963







sabato, gennaio 10, 2026

Il Battesimo

 


IL BATTESIMO - IV 

Mentre vivevano secondo la carne, le passioni peccaminose, occasionate dalla legge, agivano nella nostra mente in maniera da produrre frutti per la morte, ma ora siamo stati liberati dalla legge essendo morti alla legge che ci legava e possiamo servire Dio secondo il nuovo spirito, e non secondo l'antiquata lettera (Rm. 7, 5-6).

1. Dal Battesimo, per il quasi contratto che si stringe con Dio, deriva l'obbligo di vivere secondo Gesù Cristo; e il diritto alle grazie per adempiere santamente tale dovere. S. Paolo dice: «Ora che siete liberati dal peccato e fatti servi di Dio avete da portare come frutto la santificazione e conseguire il fine, cioè la vita eterna» (Rm. 6, 22). «Camminate nella vita nuova» (Rm. 6, 4). Spogliatevi del vecchio uomo, rivestitevi dell'uomo nuovo, cioè di Gesù Cristo» (Ef. 4, 22-24). Vivere secondo Gesù Cristo e rivestirci di Gesù Cristo, significa imitare i Suoi esempi. «Chi vuol venire dietro di me rinneghi se stesso prenda la sua croce e mi segua» (Mt. 16, 24). «Vi ho dato l'esempio perché facciate come ho fatto io» (Gv. 13, 15). «Imparate da me che sono mansueto ed umile di cuore» (Mt. 11, 29). 

2. Ora, nel suo complesso, come si presenta a noi la vita di Gesù Cristo? Vita di povertà: nasce in una grotta non sua; e viene sepolto dopo morte in un sepolcro offertoGli in carità. Vitto comune, abiti da operaio, casetta poverissima; nella vita pubblica vive di elemosine, non ha un sasso dove posare il capo, tratta di preferenza con gente del popolo. Vita mortificata: nella grotta a Betlemme è esposto a sofferenze; profugo in Egitto soffre le pene dell'esule; a Nazareth lavora come operaio ordinario; nella vita pubblica sopporta fatiche e disagi, dedica la sua giornata all'apostolato e la notte alla preghiera; nella passione soffre ogni sorta di pene nello spirito, nel cuore, nel corpo; muore vittima dei peccatori tra ineffabili dolori. Vita umile: Gesù nasce fra due animali, e muore fra due ladroni. Obbediente a Maria nella vita privata; preferisce nel ministero pubblico i bambini, i poveri, i peccatori; nella passione è accusato in tanti modi e tace. «Si umiliò e si fece obbediente fino alla morte e alla morte di croce; perciò Dio lo esaltò» (Fil. 2, 8). 

3. Comprendo, o Signore, che il cristiano è «un altro Cristo», ma sento il Vostro rimprovero; Io fui povero tanto da non possedere una pietra, dove posare il capo, tu invece odii la povertà, ti lamenti del tuo stato, hai desideri tanto smoderati. Tutta la mia vita fu un continuato martirio; tu invece temi ogni minima pena; vuoi soddisfarti nei tuoi desideri; sei ricercato nei gusti. Io fui umile e mansueto di cuore; tu invece sei altero, ambizioso, invidioso, caparbio. Muta condotta o cessa di chiamarti cristiano. 

ESAME. - Mi metto innanzi al divino esemplare; Gesù umile, povero, mansueto, sofferente? provo a confrontare la mia condotta con quella di Gesú? 

PROPOSITO. - Ripeterò: Gesù é crocifisso, io invece voglio soddisfazioni; Gesù è povero, io invece cerco comodità; Gesù é umile, io invece sono altero. Muterò vita. 

PREGHIERA. - Mio buon Maestro, io voglio seguirVi; Voi m'invitate: «Vi ho dato l'esempio, perché come ho fatto io, così facciate anche voi». Che sarebbe di me, se nel giudizio mi trovaste dissimile da Voi? Solo chi Vi rassomiglierà in vita potrà aver parte alla Vostra gloria in cielo. Deh! soccorretemi con la Vostra grazia, o Gesù Salvatore, che conoscete la mia fragilità. Ed abbiate pietà di me anche voi, o Vergine Madre Maria: Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza mia. 

FIORETTO: — Sfrutta i talenti che hai per il tuo benessere materiale e specialmente spirituale. Recita un Gloria Patri.

da: Un anno con don Alberione

IL BATTESIMO DI GESU'



Avevano domandato a Giovanni: " Come mai battezzi se non sei nè il Messia, nè Elia, nè un altro Profeta? ". E Giovanni aveva risposto: " Io battezzo nell'acqua, ma verrà, dopo di me, Uno che battezza Spirito Santo ". Cioè un battesimo che conferisce la grazia, è sacramento, imprime il carattere di cristiani e ci rende figli di Dio.
Gesù si presentò a domandare il battesimo, diciamo, in fila con gli altri peccatori che venivano a ricevere questo segno di penitenza, questo segno che erano pentiti nel cuore e che volevano fare una vita buona, ricevere il Messia degnamente.Quano Giovanni vide Gesù, lo riconobbe che era il Figlio di Dio, era il Messia. Disse a Gesù: " Io dovrei ricevere il battesimo da te, non che tu riceva il battesimo da me" Gesù rispose: " Lascia che si compia tutto quel che ha disposto il Padre celeste ".
Gesù era santissimo, non aveva da togliere il peccato o da pentirsi di qualche peccato, ma era segno che Egli si umiliava e scontava i peccati di altri.
Era venuto proprio per questo: per pagare cominciava, con una profonda umiliazione, il suo ministero pubblico (APD 1961,11 ).





venerdì, gennaio 02, 2026

Epifania

 

Giacomo Alberione, SSP Brevi meditazioni 
II IntraText CT – Lettura del testo

(290) EPIFANIA

1.o Epifania significa manifestazione. Nel Natale, Gesù Bambino si era mostrato agli Ebrei, rappresentati da Maria, Giuseppe, i Pastori. Ma nell’Epifania si manifesta al gran mondo dei Gentili. È il mistero di un Dio invisibile, il cui nome i Gentili dovevano leggere nelle sue opere; e che ora si fa visibile, «il Padre rivela il Figlio». Il Profeta Isaia scorge in una grandiosa visione la Chiesa, rappresentata da Gerusalemme, alla quale accorrono le Genti. Dice infatti: «Sorgi, sii raggiante, o Gerusalemme: poiché la tua luce è venuta, e la gloria del Signore è spuntata sopra di te, mentre le tenebre si estendono sulla terra e le ombre sui popoli. Ecco che su di te spunta l’aurora del Signore e in te si manifesta la Sua gloria. Alla tua luce cammineranno le genti e i re alla luce della tua aurora. Leva gli occhi e guarda intorno a te: tutti costoro si sono riuniti per venire a te; da lungi verranno i tuoi figli, e le tue figlie da ogni lato sorgeranno. Quando vedrai ciò, sarai raggiante, il tuo cuore si dilaterà e si commuoverà; perché verso di te affluiranno i tesori del mare e ti si porterà i beni delle genti. Tu sarai inondata da una moltitudine di cammelli, di dromedari di Madian e di Efa: verranno tutti i Sabei portando oro ed incenso, e celebrando le lodi del Signore»   (Is 60, 1-6).

2.o Ed il Vangelo ci mette innanzi il primo episodio di questo grande avvenimento che si perpetua nei secoli: sono i Magi che vengono guidati da una stella sino al Bambino Gesù. «Nato Gesù in Betlemme di Giuda, al tempo del re Erode, ecco dall’Oriente arrivare dei Magi a Gerusalemme, dicendo: Dov’è il nato Re dei Giudei? Ché vedemmo la Sua stella nell’Oriente e siamo venuti per adorarLo. Sentite tali cose, il re Erode si turbò e con lui tutta Gerusalemme. E, adunati tutti i sommi Sacerdoti e gli scribi del popolo, voleva saper da loro dove aveva da nascere il Cristo Essi gli risposero: In Betlemme di Giuda, perché così è stato scritto dal Profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei la minima tra i principi di Giuda: poiché da te uscirà il duce che reggerà il mio popolo d’Israele. Allora Erode, chiamati a sé di nascosto i Magi, s’informò minutamente da loro circa il tempo dell’apparizione della stella e, mandandoli a Betlemme, disse: Andate e fate diligente ricerca del Bambino, e quando L’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarLo. Quelli, udito il Re, si partirono, ed ecco che la stella già vista in Oriente li precedeva, finché, arrivata sopra il luogo dove era il Bambino, si fermò. Veduta la stella, i Magi gioirono di grandissima gioia, ed entrati nella casa, trovarono il Bambino con Maria Sua Madre; prostratisi, Lo adorarono e, aperti i loro tesori, Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non passare da Erode, per altra strada tornarono al loro paese» 
 (Mt. 2, 1-12).

3.o Andiamo anche noi a Gesù portando l’oro della nostra fede, l’incenso della nostra preghiera, la mirra della nostra mortificazione. Il Bambino che sta nel presepio è lo stesso Dio che ci ha creati, che ci sostiene, che ci giudicherà, che premierà i buoni. Abbiamo fede. Il Bambino Gesù è il Salvatore, da Lui procede ogni grazia, in Lui vi è salvezza. A Lui chiediamo il perdono delle nostre colpe; a Lui uniamoci nei santi Sacramenti, specialmente nella Comunione; a Lui ricorriamo in ogni bisogno. Il Bambino Gesù è anche uomo: nato per morire e dare la Sua vita m redenzione. Mortifichiamo i nostri sensi, spendiamo la nostra vita nel servirLo e nell’amarLo.

Esame. – Imitiamo i santi Magi? Quale è la nostra fede, specialmente in Chiesa, innanzi a Gesù? Quale è la nostra preghiera? Parte da cuore puro e retto? Mortifichiamo i nostri sensi? E amiamo Gesù?

Proposito. – Nell’Ottava dell’Epifania farò frequenti atti di fede e di amore verso Gesù Eucaristico.

Preghiera. – «Riconosciamo nei Magi, che adorano il Bambino Gesù il principio della nostra vocazione e della nostra fede; e celebriamo con cuori pieni di gioia l’inizio della nostra salvezza perché da quel momento si è aperta per noi la via al Regno celeste» (S. Leone Magno). Perciò recitiamo l’oremus della Chiesa: «O Dio, che oggi hai manifestalo ai popoli gentili il Tuo Figlio Unigenito con la guida di una stella, concedi benigno che, dopo averTi conosciuto mediante la fede, possiamo giungere a contemplarTi nello splendore della Tua eterna Maestà. Per lo stesso nostro Signore Gesù».


Giacomo Alberione