venerdì, gennaio 30, 2026
Cattedra di San Pietro
sabato, gennaio 24, 2026
San Francesco di Sales
Alla scoperta del nostro io
a cura di G.Mauro Ferrero ssp
San Paolo , l' Apostolo
BEATO TIMOTEO
dal libro: Uomini di Dio Ed. Paoline
La conversione di San Paolo si inizia nell'umiltà: Egli si consegna a Dio come un nulla: «Che cosa vuoi che io faccia? "; si nutre e si stabilisce nella umiltà che prega; si compie nell'umiltà che persevera.
La conversione é sempre, per tutti, il centro della vita spirituale: convertirci ogni giorno in una nuova piccolezza interiore: per crescere, bisogna che ci facciamo piccoli, umili, docili, fiduciosi, semplici!
La persona di San Paolo é tutta dedita al « Cristo vivente ». La sua mente é consacrata alla conoscenza e alla predicazione di Gesú Cristo: « Non credetti di sapere altro tra di Voi che Cristo e Cristo crocifisso ";
La sua volontà é protesa alla conquista di Gesú Cristo, per vestirsi di Lui, imitarLo: « Siate miei imitatori, come io lo sono del Cristo ».
Il suo Cuore arde di amore per Gesú Cristo: « Chi potrà separarmi dalla carità di Cristo?... Se qualcuno non ama Cristo Signore sia anatema », cioè scomunicato.
Il suo corpo deve compiere quello che manca alla passione di Gesú: « Perché a noi é dato non solo di credere, ma di patire per Lui, e di continuare a portare la sua mortificazione sempre "; San Paolo,
Perché si é fatto «piccolo» egli ha avuto l'inestimabile grazia di penetrare piú addentro nei segreti del cuore di Cristo e di annunziarli a tutte le genti.
San Paolo ha capito il Cuore di Gesú, il Suo amore per noi, e in questo amore ha dimorato: per cui il cuore di San Paolo é diventato il cuore di Gesú; e l'amore di Gesú per noi ha investito il cuore di San Paolo: seguendo San Paolo, aderiamo all'amore di Gesú.
San Paolo é uomo di preghiera: egli prega di giorno e di notte (2 Tm, I, 3), comanda di fare suppliche per tutti, per i responsabili delle nazioni (1 Tm, II,2), e perché la « parola di Dio corra e sia glorificata » (2 Ts, III, 2).
Imitiamo San Paolo: piú preghiera che propositi; piú preghiera che angustia; piú preghiera che lavoro: questo il ministero primo e principale che soprannaturalizza gli altri apostolati, li consolida, li rende efficaci.
San Paolo fa come un mirabile responsorio col Maestro Divino.
Gesú Maestro dice:
« lo sono la Verità: credete in me ». San Paolo risponde:
« Vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato ».. « lo sono la Via: venite a me ».
San Paolo risponde:
« Sono confitto alla croce con Cristo ».
« Io sono la Vita: rimanete nel mio amore ». San Paolo risponde:
« Non sono piú io che vivo: vive in me il Cristo ».
San Paolo, l'Apostolo dell'attività, è l'Apostolo della massima vita interiore. Radice e fondamento di questa vita interiore è la continuata meditazione delle verità eterne.
L'anima di San Paolo è costantemente occupata da una grande realtà: la vita eterna! (1 Cor, XV, 29).
La spiritualità di San Paolo ebbe per regola la Chiesa.
Chiediamo a San Paolo amore al Papa; Egli, che ha legato i cuori a Roma e al Papa, ce lo darà.
San Paolo è l'Apostolo per antonomasia, un creatore di apostoli. Vuole specialmente concederci lo spirito di zelo e l'amore alle anime, la brama di salvare i fratelli. È un convertito: vuole che domandiamo la conversione dei cattivi; vuole ottenere vocazioni al clero, alla vita pia e religiosa.
San Paolo é l'operaio, il ministro della cattolicità della Chiesa. È impossibile leggere i primi capitoli della lettera agli Efesini e non sentirsi ripieni di amore per la Chiesa. Egli, Dottore della Chiesa, quasi non osa parlare, tanto é l'amore che lo lega alla Chiesa, tanta é la pena d'essere stato un giorno persecutore della Chiesa: " Io ho perseguitato e devastato la Chiesa di Dio ». Ma quanto poi la edificò!
Due sono le note piú caratteristiche dello zelo di San Paolo: la gioia che Gesú Cristo sia predicato (Fil, 1, 17) e il dolore che Gesú Cristo non sia amato e sia offeso (Fil, 3, 18).
Siamo contenti che si faccia del bene senza mai ingelosirci dell'attività altrui.
È impossibile avvicinarsi a San Paolo e non esserne trasformati.
La devozione é anzitutto conoscenza: le Lettere di San Paolo ne rivelano lo spirito;la devozione é amore: le Lettere ci fanno amare San Paolo; prova della devozione é l'imitazione: le Lettere ci fanno conoscere la condotta intima di San Paolo; somma devozione é vivere lo spirito di San Paolo: le Lettere possiedono la potenza di farci entrare nello spirito paolino.
Cerchiamo di conoscere San Paolo, studiarlo nelle Lettere e negli Atti; seguirlo nella virtú e nello zelo; amarlo, aderire a Lui con tenero e filiale affetto.
« Vas electionis, pro nomine meo pati ».
Ecco il risultato: un santo. Tu sei un Santo, o Paolo; santo per la tua adesione alla divina volontà! tale il tuo dolore di aver odiato Gesú, tale il tuo proposito che sei diventato un santo. E Gesú ti renderà perciò suo discepolo nella passione; ti unirà alla perfezione dell'apostolato: nel martirio.
Si dice: la devozione a San Paolo non é popolare, é la devozione dei dotti. Ma al principio della Chiesa era devozione del popolo: deve tornare tale. Entra nelle anime con difficoltà. Ma una volta entrata, ruba il cuore, investe lo spirito, trasforma la vita. È un grande dono della misericordia di Dio.
giovedì, gennaio 15, 2026
San Paolo Alberione
Beato Giacomo Alberione. - San Paolo -
domenica, gennaio 11, 2026
Domenica della Parola
sabato, gennaio 10, 2026
Il Battesimo
IL BATTESIMO - IV
Mentre vivevano secondo la carne, le passioni peccaminose, occasionate dalla legge, agivano nella nostra mente in maniera da produrre frutti per la morte, ma ora siamo stati liberati dalla legge essendo morti alla legge che ci legava e possiamo servire Dio secondo il nuovo spirito, e non secondo l'antiquata lettera (Rm. 7, 5-6).
1. Dal Battesimo, per il quasi contratto che si stringe con Dio, deriva l'obbligo di vivere secondo Gesù Cristo; e il diritto alle grazie per adempiere santamente tale dovere. S. Paolo dice: «Ora che siete liberati dal peccato e fatti servi di Dio avete da portare come frutto la santificazione e conseguire il fine, cioè la vita eterna» (Rm. 6, 22). «Camminate nella vita nuova» (Rm. 6, 4). Spogliatevi del vecchio uomo, rivestitevi dell'uomo nuovo, cioè di Gesù Cristo» (Ef. 4, 22-24). Vivere secondo Gesù Cristo e rivestirci di Gesù Cristo, significa imitare i Suoi esempi. «Chi vuol venire dietro di me rinneghi se stesso prenda la sua croce e mi segua» (Mt. 16, 24). «Vi ho dato l'esempio perché facciate come ho fatto io» (Gv. 13, 15). «Imparate da me che sono mansueto ed umile di cuore» (Mt. 11, 29).
2. Ora, nel suo complesso, come si presenta a noi la vita di Gesù Cristo? Vita di povertà: nasce in una grotta non sua; e viene sepolto dopo morte in un sepolcro offertoGli in carità. Vitto comune, abiti da operaio, casetta poverissima; nella vita pubblica vive di elemosine, non ha un sasso dove posare il capo, tratta di preferenza con gente del popolo. Vita mortificata: nella grotta a Betlemme è esposto a sofferenze; profugo in Egitto soffre le pene dell'esule; a Nazareth lavora come operaio ordinario; nella vita pubblica sopporta fatiche e disagi, dedica la sua giornata all'apostolato e la notte alla preghiera; nella passione soffre ogni sorta di pene nello spirito, nel cuore, nel corpo; muore vittima dei peccatori tra ineffabili dolori. Vita umile: Gesù nasce fra due animali, e muore fra due ladroni. Obbediente a Maria nella vita privata; preferisce nel ministero pubblico i bambini, i poveri, i peccatori; nella passione è accusato in tanti modi e tace. «Si umiliò e si fece obbediente fino alla morte e alla morte di croce; perciò Dio lo esaltò» (Fil. 2, 8).
3. Comprendo, o Signore, che il cristiano è «un altro Cristo», ma sento il Vostro rimprovero; Io fui povero tanto da non possedere una pietra, dove posare il capo, tu invece odii la povertà, ti lamenti del tuo stato, hai desideri tanto smoderati. Tutta la mia vita fu un continuato martirio; tu invece temi ogni minima pena; vuoi soddisfarti nei tuoi desideri; sei ricercato nei gusti. Io fui umile e mansueto di cuore; tu invece sei altero, ambizioso, invidioso, caparbio. Muta condotta o cessa di chiamarti cristiano.
ESAME. - Mi metto innanzi al divino esemplare; Gesù umile, povero, mansueto, sofferente? provo a confrontare la mia condotta con quella di Gesú?
PROPOSITO. - Ripeterò: Gesù é crocifisso, io invece voglio soddisfazioni; Gesù è povero, io invece cerco comodità; Gesù é umile, io invece sono altero. Muterò vita.
PREGHIERA. - Mio buon Maestro, io voglio seguirVi; Voi m'invitate: «Vi ho dato l'esempio, perché come ho fatto io, così facciate anche voi». Che sarebbe di me, se nel giudizio mi trovaste dissimile da Voi? Solo chi Vi rassomiglierà in vita potrà aver parte alla Vostra gloria in cielo. Deh! soccorretemi con la Vostra grazia, o Gesù Salvatore, che conoscete la mia fragilità. Ed abbiate pietà di me anche voi, o Vergine Madre Maria: Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza mia.
FIORETTO: — Sfrutta i talenti che hai per il tuo benessere materiale e specialmente spirituale. Recita un Gloria Patri.
da: Un anno con don Alberione
IL BATTESIMO DI GESU'
venerdì, gennaio 02, 2026
Epifania
(290) EPIFANIA
1.o Epifania significa manifestazione. Nel Natale, Gesù Bambino si era mostrato agli Ebrei, rappresentati da Maria, Giuseppe, i Pastori. Ma nell’Epifania si manifesta al gran mondo dei Gentili. È il mistero di un Dio invisibile, il cui nome i Gentili dovevano leggere nelle sue opere; e che ora si fa visibile, «il Padre rivela il Figlio». Il Profeta Isaia scorge in una grandiosa visione la Chiesa, rappresentata da Gerusalemme, alla quale accorrono le Genti. Dice infatti: «Sorgi, sii raggiante, o Gerusalemme: poiché la tua luce è venuta, e la gloria del Signore è spuntata sopra di te, mentre le tenebre si estendono sulla terra e le ombre sui popoli. Ecco che su di te spunta l’aurora del Signore e in te si manifesta la Sua gloria. Alla tua luce cammineranno le genti e i re alla luce della tua aurora. Leva gli occhi e guarda intorno a te: tutti costoro si sono riuniti per venire a te; da lungi verranno i tuoi figli, e le tue figlie da ogni lato sorgeranno. Quando vedrai ciò, sarai raggiante, il tuo cuore si dilaterà e si commuoverà; perché verso di te affluiranno i tesori del mare e ti si porterà i beni delle genti. Tu sarai inondata da una moltitudine di cammelli, di dromedari di Madian e di Efa: verranno tutti i Sabei portando oro ed incenso, e celebrando le lodi del Signore» (Is 60, 1-6).
2.o Ed il Vangelo ci mette innanzi il primo episodio di questo grande avvenimento che si perpetua nei secoli: sono i Magi che vengono guidati da una stella sino al Bambino Gesù. «Nato Gesù in Betlemme di Giuda, al tempo del re Erode, ecco dall’Oriente arrivare dei Magi a Gerusalemme, dicendo: Dov’è il nato Re dei Giudei? Ché vedemmo la Sua stella nell’Oriente e siamo venuti per adorarLo. Sentite tali cose, il re Erode si turbò e con lui tutta Gerusalemme. E, adunati tutti i sommi Sacerdoti e gli scribi del popolo, voleva saper da loro dove aveva da nascere il Cristo Essi gli risposero: In Betlemme di Giuda, perché così è stato scritto dal Profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei la minima tra i principi di Giuda: poiché da te uscirà il duce che reggerà il mio popolo d’Israele. Allora Erode, chiamati a sé di nascosto i Magi, s’informò minutamente da loro circa il tempo dell’apparizione della stella e, mandandoli a Betlemme, disse: Andate e fate diligente ricerca del Bambino, e quando L’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarLo. Quelli, udito il Re, si partirono, ed ecco che la stella già vista in Oriente li precedeva, finché, arrivata sopra il luogo dove era il Bambino, si fermò. Veduta la stella, i Magi gioirono di grandissima gioia, ed entrati nella casa, trovarono il Bambino con Maria Sua Madre; prostratisi, Lo adorarono e, aperti i loro tesori, Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non passare da Erode, per altra strada tornarono al loro paese»
(Mt. 2, 1-12).
3.o Andiamo anche noi a Gesù portando l’oro della nostra fede, l’incenso della nostra preghiera, la mirra della nostra mortificazione. Il Bambino che sta nel presepio è lo stesso Dio che ci ha creati, che ci sostiene, che ci giudicherà, che premierà i buoni. Abbiamo fede. Il Bambino Gesù è il Salvatore, da Lui procede ogni grazia, in Lui vi è salvezza. A Lui chiediamo il perdono delle nostre colpe; a Lui uniamoci nei santi Sacramenti, specialmente nella Comunione; a Lui ricorriamo in ogni bisogno. Il Bambino Gesù è anche uomo: nato per morire e dare la Sua vita m redenzione. Mortifichiamo i nostri sensi, spendiamo la nostra vita nel servirLo e nell’amarLo.
Esame. – Imitiamo i santi Magi? Quale è la nostra fede, specialmente in Chiesa, innanzi a Gesù? Quale è la nostra preghiera? Parte da cuore puro e retto? Mortifichiamo i nostri sensi? E amiamo Gesù?
Proposito. – Nell’Ottava dell’Epifania farò frequenti atti di fede e di amore verso Gesù Eucaristico.
Preghiera. – «Riconosciamo nei Magi, che adorano il Bambino Gesù il principio della nostra vocazione e della nostra fede; e celebriamo con cuori pieni di gioia l’inizio della nostra salvezza perché da quel momento si è aperta per noi la via al Regno celeste» (S. Leone Magno). Perciò recitiamo l’oremus della Chiesa: «O Dio, che oggi hai manifestalo ai popoli gentili il Tuo Figlio Unigenito con la guida di una stella, concedi benigno che, dopo averTi conosciuto mediante la fede, possiamo giungere a contemplarTi nello splendore della Tua eterna Maestà. Per lo stesso nostro Signore Gesù».





