mercoledì, gennaio 10, 2024

Antonietta

 

Antonietta Guadalupi 

ANTONIETTA GUADALUPI
Alleluia! – È perfetta letizia!


Consacrata secolare nell’Istituto Maria SS. Annunziata, è stata la prima Assistente Sanitaria dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano dove ha lavorato per più di 25 anni, con grande dedizione e competenza, dando una vera testimonianza di vita evangelica nel gioioso dono di sé ai fratelli.

La vita a Brindisi 

Antonietta è nata a Brindisi il 22 novembre 1947 «da genitori bravi, laboriosi, fedeli! Poco istruiti, ma molto sapienti», così li ricorda nel suo testamento spirituale. Fin da piccola sperimenta la sofferenza. Colpita da un eczema diffuso, non rispondente ad alcuna terapia, lotta per anni contro questa malattia senza alcun risultato, fino a quando la mamma si rivolge con fede a S. Rita, di cui era molto devota, e ottiene dal Signore la guarigione della figlia. A 13 anni mamma Maria muore e Antonietta è costretta a lasciare gli studi e a prendersi cura di papà Fortunato e del fratello Salvatore. Lo fa con una maturità e capacità fuori del comune, tanto da sorprendere parenti e amici. Tenace e volitiva, riprende gli studi che purtroppo interrompe di nuovo per la morte improvvisa del padre, ma non si arrende e, in seguito, si iscrive al liceo classico di Brindisi. Antonietta vive un’adolescenza difficile sia per le responsabilità familiari troppo grandi per lei, sia per mancanza di riferimenti umani forti e stabili. Sappiamo bene che l’adolescenza è l’età in cui il bisogno di sentirsi capiti e amati è forte. Antonietta non si sentiva né capita né amata, lo scrive in una sua agenda: «Desideravo tanto essere amata, ma per quanti sforzi facessi, nessuno sembrava accorgersi di me». A 18 anni partecipa ad un corso di Esercizi Spirituali per consacrate secolari organizzato dall’Istituto Maria SS. Annunziata, fondato nel 1958 dal Beato Giacomo Alberione. Durante il corso Antonietta “sente” il primo invito del Signore a vivere tutta per Lui. Dopo circa due anni entra in Istituto come postulante e il 27 luglio 1971, con la Prima Professione, diventa Annunziatina. Prosegue gli studi, prende la maturità classica e si iscrive alla facoltà di Medicina presso l’Università di Bari, determinata a realizzare il sogno di diventare medico che custodiva, da sempre, nel cuore. Ma nel 1974, al terzo anno, lascia la facoltà e, con grande stupore del fratello e di quanti la conoscevano, si trasferisce a Milano per frequentare il corso di Infermieri Professionali presso l’Istituto Nazionale dei Tumori. È stata una scelta sofferta, ma ben ponderata, incoraggiata anche da don Gabriele Amorth Delegato dell’Istituto Maria SS. Annunziata di cui Antonietta era membro. È stata la scelta giusta, fatta sia per rendersi economicamente indipendente sia per alcune difficoltà incontrate negli studi.

Il lavoro a Milano 

Nel 1976 Antonietta consegue il diploma di Infermiera Professionale e dopo un anno quello di Assistente Sanitaria. Partecipa nel 1977 al concorso per un posto di Assistente Sanitaria e lo vince. A soli 30 anni ha un ruolo di grande responsabilità: è la prima Assistente Sanitaria dell’Istituto Tumori.
Il suo compito è molto vasto: informare gli utenti dell’Istituto e i loro familiari sugli aiuti economici e sulle facilitazioni assistenziali previste dalla legge per i malati di tumori; tenere i contatti con le strutture di ricovero e le associazioni di volontariato dedicate ai malati terminali; gestire una parte considerevole dei fondi stanziati, a questo scopo, dalla Lega Italiana contro i tumori. Questo ruolo lo porterà avanti fino alla morte con grande dedizione ed efficienza. Antonietta pensa davvero poco a se stessa, il suo tempo è speso soprattutto per i malati e quanti sono nel bisogno; oltre al lavoro in ospedale si prodiga anche per rendere possibile il ricovero e l’assistenza degli extracomunitari. Trascorre l’intera giornata all’Istituto passando molte ore nel suo ufficio, un piccolo locale dove si respira un clima di accoglienza e serenità. C’è un continuo via vai di gente che vuole parlare con lei e, quando la porta si apre, si vede dietro la sua scrivania, un grande poster di Gesù Misericordioso. Molte sono le persone colpite dal tumore che si rivolgono a lei; arrivano da ogni parte d’Italia, con il loro carico di dolori e problemi. Al termine della sua giornata di lavoro sale al nono piano dell’Ospedale, sosta in cappella per la Messa delle 19 e rimane a lungo in preghiera per chiedere luce e forza per sé, per i malati, i loro familiari e per quanti sono segnati dalla sofferenza.
Antonietta ama il suo lavoro, se pur faticoso e non facile, e con il suo cuore grande capace di accogliere e amare, porta la misericordia di Dio in un mondo di dolore. Si distingue per il suo sorriso solare e accogliente e per la piena disponibilità verso tutti. Pensa in grande e va ben oltre i compiti del suo lavoro: per dare sollievo ai malati progetta assieme al cappellano, un Giardino Pensile al nono piano dell’Istituto vicino alla cappella. Il giardino viene realizzato ed è conosciuto come il “Terrazzo Terapeutico”. È una piccola oasi ricca di piante e fiori dove i malati possono passeggiare all’aperto, intrattenersi, godere del sole, del profumo e del colore dei fiori ed evadere dall’ambiente prettamente ospedaliero, anche solo per qualche ora. Per poter vivere al meglio il suo lavoro e curare la sua formazione professionale Antonietta studia e si aggiorna partecipando a molti convegni e corsi di approfondimento. Si iscrive alla Scuola di Direzione Aziendale della Bocconi e nel 1995 consegue il diploma universitario biennale in Health Services Management con una tesi sperimentale su “Hospice, nuove frontiere per l’accoglienza del malato terminale”. Antonietta desidera fortemente che ci sia un Hospice all’Istituto dei Tumori. Come è noto l’Hospice è una struttura sanitaria che accoglie i malati terminali dando la possibilità di vivere gli ultimi tempi della loro vita in modo più sereno che in altri spazi. L’Hospice sarà in seguito aperto all’Istituto ma Antonietta non avrà la gioia di vederlo, il Signore la chiamerà a sé prima che venga realizzato. 

La malattia e la morte 

Antonietta vive 53 anni, metà trascorsi a Brindisi, l’altra parte impegnata a tempo pieno a Milano. Buona e generosa non dice mai di no a coloro, e sono tantissimi, che le chiedono aiuto: dona con gioia il suo tempo, apre la sua casa per accogliere, dona parte del suo denaro a chi ne ha bisogno. Verso la fine degli anni ’90 Antonietta comincia a non star bene, accusa stanchezza e disturbi all’intestino ma continua, se pur con fatica, a portare avanti la sua vita ordinaria di lavoro e apostolato. Il 22 giugno 2001 viene ricoverata all’Istituto con forti dolori addominali. Rimane in osservazione per circa una settimana e viene poi operata d’urgenza all’intestino. La situazione risulta grave e la diagnosi è sconcertante: adenocarcinoma indifferenziato con metastasi diffuse. Il tutto precipita a causa di una peritonite. Rioperata d’urgenza viene portata in rianimazione in condizioni gravissime e, dopo atroci sofferenze, conclude il suo cammino terreno il 30 luglio 2001. Con grande sorpresa di parenti e amici la partecipazione al suo funerale, avvenuto nella chiesa del Cuore Immacolato di Maria a Brindisi, è stata straordinaria e commovente nonostante Antonietta sia stata lontana dalla sua città per quasi 30 anni. Al termine della celebrazione molte persone hanno voluto testimoniare la gratitudine verso Antonietta per tutto il bene ricevuto da lei. Le sue spoglie riposano, come suo desiderio, nella tomba di famiglia nel cimitero di Brindisi.

Il segreto di una vita donata 

Antonietta era una donna innamorata che ha vissuto la sua vita per Dio e per gli altri seminando, a piene mani, amore, gioia e bontà. Aveva capito che il vero centro della persona è il cuore e dalla grandezza dei sentimenti – che vivono dalla grandezza dei desideri – nasce la possibilità dell’incontro con quel Dio che per primo ci ha amato. Su questo incontro ha fondato la sua vita. Incontro che non si è chiuso in un cerchio di beata solitudine, ma si è aperto all’incontro con gli altri, in un continuo desiderio di unità fra tutti e con il Tutto. Antonietta si sentiva amata dal Signore, lo amava e cercava di farlo conoscere e amare. Era felice di appartenere alla Famiglia Paolina, di essere Annunziatina, totalmente consacrata a lui nel mondo, modellata su Maria vergine e madre. In una sua agenda leggiamo: «Perché il Signore ha ispirato don Alberione affinché nascessimo nel seno della Famiglia Paolina e fossimo legate allo zelo sacerdotale della Società San Paolo? Perché il Signore voleva tante piccole “Marie” simili alla sua dolcissima Mamma che sa essere presente dove c’è bisogno, con discrezione, con umiltà, con grandissimo spirito di servizio, come dono ai fratelli». Volendo incarnare la sua vocazione nel contesto di lavoro, parrocchia, gruppo, si interrogava: «Essere Annunziatina oggi. Come e perché. Sappiamo che nel mondo vi è la guerra, farsi operatrice di pace. Sappiamo che il mondo vive nell’odio, seminare l’amore, sappiamo che il mondo è disperato, portare il lieto annuncio: Dio è amore». E nel suo rapporto d’amore con Gesù, nutrito nella preghiera e nell’offerta, è nascosto il segreto della sua vita donata, con amore e gioia, a tutti. 

Vittima d’amore

Il 2 febbraio 1986, festa della Presentazione del Signore, Antonietta si è offerta vittima all’Amore Misericordioso e ha rivolto a Dio questa preghiera: «O Signore, dammi un cuore grande, capace di amare e accogliere, usami come strumento della tua misericordia per alleviare le sofferenze altrui. Dammi il tuo Spirito di discernimento. Dammi un cuore umile, ma sapiente. Grazie Gesù, Grazie per aver accolto l’offerta di vittima». La sua preghiera è stata esaudita. Molti la chiamavano l’angelo dell’Istituto Tumori.
Con il suo cuore grande, capace di accogliere e amare, ha saputo portare la misericordia di Dio in mezzo a tanta sofferenza. A volte i malati e i loro familiari le chiedevano l’impossibile e lei, forte della sua fede, chiedeva l’impossibile a Colui al quale tutto è possibile. E quando il dolore e la prova erano forti e quasi senza speranza riusciva, con la sua grande fede nella Provvidenza, a risolvere molti problemi e a trasmettere pace e consolazione. 

Hanno detto di lei

Le molte testimonianze pervenute, pagine semplici e commoventi, sono le parole più belle, più vere, scritte da Antonietta nel cuore delle persone che lei ha amato e aiutato. Dr. Edoardo Majno, (Direttore Sanitario dell’Istituto Tumori) – «Antonietta Guadalupi ci ha lasciato un esempio di dedizione e di efficienza. La sua dipartita è una grande perdita per tutti noi, medici e pazienti: non sarà facile svolgere i suoi compiti con altrettanta solerzia e diligenza. Il suo è un esempio raro di professionalità, sostenuta da grande sensibilità umana e da convinzioni personali ben radicate». Monsignor Ferdinando Rivolta (suo parroco) – «Antonietta negli anni che visse a Milano e per le persone che l’hanno incontrata è stata un esempio di fede nella Provvidenza, di pietà e di carità. E tutto questo in una vita del tutto normale, senza apparentemente far nulla di straordinario. In lei la via e la fede combaciavano totalmente e fiorirono in una carità concreta, capace di sacrificio, di abnegazione e di totale dedizione soprattutto ai malati che avevano bisogno di conforto, assistenza e aiuto».
  Ovidio (uno dei volontari) – «Era mattina, Antonietta mi aveva confidato che avrebbe dovuto chiedere un prestito perché era rimasta al verde (faceva elemosina ogni giorno), quando bussarono alla porta, entrò una signora che lei non conosceva, le porse una busta contenente dei soldi e le disse: “li spenda come crede, per lei, signora”. Antonietta rimase a bocca aperta e non disse parola mentre la signora si eclissò. Quando le tornò la parola ringraziò il suo Gesù e, senza guardare quanti fossero i soldi, li mise nel suo armadietto. Poco dopo arrivò un’anziana messa molto male, la quale chiese la carità e lei, Antonietta, si avvicinò al suo armadietto, prese la busta e la consegnò nelle mani dell’anziana signora». Ambra (sua compagna di liceo) – «Quando mi fu diagnosticato un tumore, il mio medico curante mi mise subito in contatto con lei che lavorava all’Istituto dei Tumori di Milano. (…) Antonietta mi accolse come se non avessimo mai smesso di incontrarci, con quell’amore che portò via ogni preoccupazione. Io e mia madre fummo ospitate da lei e trattate come due regine. Così iniziò per me un tempo di grazia, che rimane uno dei più bei ricordi della mia vita. Respirammo vicino ad Antonietta la presenza di Dio: non ci mancò nulla, né spiritualmente, né materialmente. (…) Questa cara sorella, che tanto aveva desiderato diventare medico, Dio l’aveva posta come punto di riferimento per ogni persona tribolata, sofferente, disperata. Il suo “Alleluia!” che gridava (ma piano piano) a tutti, sempre e comunque, sicuramente oggi lo canta in cielo».
Dr. Angelo – «Ho conosciuto Antonietta Guadalupi qualche anno fa, in relazione alla sua attività di assistenza ai pazienti più disagiati che, ormai prossimi alla fine del ricovero, avevano ancora bisogno di assistenza di altro tipo, la quale per vari motivi, non poteva essere data dalla loro famiglia. Per questa tipologia di problemi, nell’Istituto dei Tumori, Antonietta era un punto di riferimento: la nostra collaborazione avvenne in tale contesto. Quello che a noi medici sembrava un problema logistico quasi insormontabile, per Antonietta era fattibile, trovava la soluzione ai vari problemi spendendosi per gli altri non solo al lavoro, ma mettendo a disposizione la sua casa e il suo preziosissimo tempo. Ripensando a lei mi ricordo del suo sorriso, la sua disponibilità, la sua efficienza, ma soprattutto sapeva comunicare un grande senso di serenità. Con lei ho avuto modo di parlare di vari argomenti e mi sono accorto di conoscere una persona dalla profondità di pensiero e di animo generoso. Aveva un grande rispetto per gli altri, la sua carica umana, la sua umiltà, la solidarietà e il senso di fratellanza erano in lei doti naturali. In lei non c’era mai arroganza, si poneva in un rapporto di ascolto, di comprensione e trattava con amore tutti. Trasmetteva la sua fede e di essa è stata una testimone credibile». 

Alcuni pensieri dai suoi scritti

Antonietta ci ha lasciato numerose pagine dove ci racconta di sé. Sono pensieri che esprimono lode e gratitudine verso Dio, la sua grande sensibilità, la consapevolezza della sua fragilità e l’impegno tenace per vivere in pienezza la sua vita di consacrata a Dio e la sua missione tra i malati. – «Gesù ogni istante della mia giornata è presente ai miei occhi, al mio cuore e mi aiuta a far fronte ai miei impegni. Quanto è delicato nel suo fare, quanto è amabile nel suo dire, quanto è possente nella sua delicatezza nel farmi scegliere la strada dell’amore verso il prossimo! Quando mi lascio dolcemente condurre annullando il mio “io” lo vedo sorridere dentro di me; così sento una gioia inesprimibile che mi porta a ringraziarlo e benedirlo. Mi ama come solo un Dio sa amare, e io mi perdo in Lui. Sono tua Signore! Tu annulli la mia miseria, ami la tua creatura, perdoni continuamente i miei errori e nel mio pentimento mi stringi a te. ... Sono il tuo umile strumento, posto dove Tu hai voluto che io fossi, e ti ringrazio per avermi dato la forza di rinnovarti ogni giorno il mio “sì”».

– «Fa’ che io possa riconoscerti nei fratelli e ringraziarti in loro dei doni che tu ci hai fatto. Dammi la semplicità del bambino che guarda tutto con occhi limpidi. Fammi capire che tutto ciò che io prendo, vedo, studio non serve per me, ma per donarlo. Dio mio, non ho nulla tranne il peccato, prendi però la mia vita, purificala e ridonamela consacrata perché io possa farne dono ai fratelli».

– «Tu, o Signore, hai creato tutte le cose. Io sono caduta tante volte in basso, la mia vita è un’altalena di morte e resurrezione. O Signore, uniscimi a te, fammi dimorare in te. Io desidero essere tua per sempre. O Signore aiutami a correggermi. Vengo alla tua scuola. Ogni santo ha trovato un metodo suo per santificarsi. Quale sarà il mio? Chi mi aiuterà?»

– «Grazie Signore per avermi affidata alla tua dolcissima Mamma, Maria Immacolata, la quale mi insegna a comportarmi come più a Te piace. … Grazie per avermi scelta e avermi preso con Te! Ti prego, fa’ che sia così per tutta l’eternità». 

– «Rendimi, o Signore, pura e trasparente come il vetro-cristallo che si lascia attraversare dal raggio del Sole senza defletterlo o bloccarlo, lo lascia passare. Si lascia attraversare e diviene dono di LUCE”. Antonietta ripeteva continuamente, sia nei momenti di gioia sia in quelli di prova e fatica, queste parole: Grazie! Alleluia! È perfetta letizia!

Attualità

La testimonianza di Antonietta è un messaggio concreto e attuale per tutti noi e per il nostro stile di vita. Sappiamo bene che oggi si tende sempre più a vivere solo per se stessi, a cercare la propria realizzazione ignorando chi ci vive accanto. Nella nostra società abituata ai sensazionalismi, ai gossip, agli scoop e ai ritmi serrati delle comunicazioni mediatiche, che non sanno dare risposta ai nostri bisogni profondi, la vita di Antonietta totalmente donata a Dio e agli altri, vissuta nella gioia e nella gratuità, pone degli interrogativi e non può lasciare indifferenti. La sua vita “del tutto normale senza apparentemente far nulla di straordinario”, è una vita che lancia un forte messaggio: si vive con intensità e pienezza nella misura in cui ci si dona. 

Annamaria Gustinelli, imsa

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