Carissime Annunziatine,
Chi proclama una fede senza la comunione con la Chiesa non conosce Cristo e non riceve salvezza.
Giungere alla gloria
C’è una tensione tra il “giorno dei morti” e la festa di
“Tutti i Santi”, su cui vale la pena di riflettere. Non solo dobbiamo arrivare
in Cielo/Paradiso ma bisogna anche che compiamo la volontà di Dio. Non si
dimentichi che nel Padre Nostro proclamiamo “sia fatta la tua volontà come in
Cielo così in terra”. Le due celebrazioni che aprono il mese di novembre
manifestano la comunione tra la Chiesa terrena e quella celeste ma anche con
quella parte di Chiesa che è in purificazione. Siamo invitati a fare un esame
di coscienza su questo mistero. Non ci si può fermare al “ricordati che sei
polvere” (cioè al cammino quaresimale), è necessario sempre aggiungere che Dio
Padre ci vuole accanto a sé in Cielo (cammino pasquale). Siamo tratti dal
fango, ma immensamente amati da Dio. La liturgia prima ci invita ad onorare la
gloria dei santi in Cielo, dopo ci chiede di fare suppliche per i fedeli
defunti bisognosi di suffragi. Festeggiando la gloria di tutti i santi
proclamiamo la certezza della nostra fede nella salvezza che Gesù Cristo ci ha
meritato, poi ricordiamo le miserie della nostra umanità nella fede sicura che
la misericordia Divina è sovrabbondante.
Il sangue di Cristo che in ogni Celebrazione Eucaristica offriamo al Padre Celeste ha ancora forza per sanare coloro che non sono giunti in modo adeguato alla soglia della Vita eterna. La volontà salvifica di Dio infatti desidera che tutti gli uomini siano salvi. Solo chi la rifiuta si perde: Dio Padre è onnipotente, e la sua misericordia è senza limiti. L’unico ostacolo possibile è la nostra volontà. Dio che ci ha creati senza chiedercelo, non ci salva senza il nostro consenso. Come ricorda sant’Agostino: «Colui che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te» (Sermo CLXIX, 13). Per questo non dobbiamo temere il giudizio di Dio, dobbiamo piuttosto preoccuparci della nostra poca fede nell’abbandonarci alla infinita misericordia divina.
Il grado di gloria
Il Primo Maestro nel “Segreto di riuscita”, ci invita ad andare
oltre... non solo fidarsi dell’onnipotente bontà divina, ma anche corrispondere
alla sua volontà: «Noi dobbiamo corrispondere alla tua altissima volontà,
arrivare al grado di perfezione e di gloria celeste a cui ci hai destinati...».
Che cosa è questo “grado di gloria” di cui parla il Fondatore? Come i santi non
sono tutti uguali, così anche lo splendore della gloria celeste è differente
per ogni creatura.
Una rosa è bella come rosa, un giglio non deve profumare come un gelsomino, una viola non deve diventare una margherita... ma ogni fiore, come ogni creatura, raggiunge la perfezione proprio nell’essere quello che deve essere... e così dà gloria a Dio. Ma il “grado di gloria” aggiunge qualcosa che le altre creature non possono fare: adempiere la volontà di Dio accogliendola liberamente. La volontà di Dio ha disegni unici per ciascuno dei suoi figli e delle sue figlie. Il “grado di perfezione e di gloria” indica come abbiamo realizzato il disegno di Dio su di noi (“a cui ci hai destinati”). Don Alberione non insegna una cosa nuova: quanto afferma appartiene alla dottrina cristiana ed in senso speciale alla vita consacrata. Nella preghiera “Segreto di riuscita” ci ricorda che il nostro apostolato è importante e otterrà grande gloria in Cielo perché aiuta a salvare tante anime. Quindi merita il grado di gloria degli Apostoli, perché il nuovo apostolato delle edizioni segue le orme di San Paolo.
La santità dei paolini
Va compreso cosa indica “grado di perfezione”: si tratta del
nostro cammino di santità. La spiritualità di Gesù Maestro Via Verità e Vita,
imitare san Paolo Apostolo sotto lo sguardo di Maria Regina degli Apostoli,
conduce ad una altissima santità, e quindi in Cielo sarà riconosciuta con un
grande grado di gloria: quella degli “apostoli delle edizioni”. Il termine
“perfezione” va considerato anche come “vita consacrata”. Prima del Vaticano II
la vita religiosa era indicata come “stato di perfezione”: non significa essere
senza difetti umanamente, ma aver accolto l’invito di Gesù: «Se vuoi essere
perfetto...» (Mt 19,21). Alle Annunziatine nel 1958, il Primo Maestro dice: «Perché
se vogliamo essere santi, cioè arrivare ad un alto grado di gloria dobbiamo
amare gli altri come noi stessi, fare del bene e portare le anime alla
santificazione, alla salvezza eterna. Solo l’apostolo propriamente ama il
prossimo come se stesso. Quei cuori che sono tutti accesi di amore di Dio, per
riflesso amano il prossimo e lo aiutano nella salvezza» (MCS 2, n. 72, p. 21).
Ovviamente Maria in Cielo ha tra tutti i santi il più grande grado di gloria, è
piena di grazia ed ha pienamente risposto alla volontà di Dio: tutta la sua
vita è stato un “sì”. Il Primo Maestro ci propone come splendido modello da
imitare nel cammino di santità anche la figura di san Giuseppe, come ci ricorda
la sua preghiera: «Nel silenzio amoroso ed operoso, nella pratica di tutte le
prescrizioni religiose e sociali, nella docilità al volere di Dio, hai
raggiunto un altissimo grado di santità e di gloria celeste» (Preghiere FP, p.
130).
don Gino

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