Carissime Annunziatine,
dopo il tempo degli
Esercizi e terminato il caldo estivo, si ritorna alla vita quotidiana. è come riprendere il cammino dopo una sosta:
bisogna riprendere la lena del camminare.
L’uomo è sempre un “viatore”, in viaggio per raggiungere
la vera patria.
È necessario fare delle soste. Ma altrettanto importante è ripartire con umiltà, con tanta pazienza e
senza scoraggiarsi mai.
Il tempo degli Esercizi
è sempre un tempo di grazia, lo sappiamo bene. Ma quante volte abbiamo fatto esperienza che appena tornati alla
vita ordinaria sembra che tutto svanisca. Dove finisce tutta la grazia che
avevamo colto?
Dopo che abbiamo “riposato” con il Maestro Divino (cfr. Mc
6,31) sembra che Gesù ci lasci perché impegnato... e il nostro cuore si
confonde perché si ritrova solo.
Dopo
il necessario riposo
Possiamo fare tesoro
di quanto suggerisce san Francesco di Sales al termine dell’orazione e
della meditazione, così da conservare quanto abbiamo ricevuto nel nostro cuore.
«Uscendo dall’orazione
che ha impegnato il cuore, devi fare attenzione a non provocargli scosse;
rischieresti di rovesciare il balsamo raccolto con l’orazione. [...] Tu devi
fare la stessa cosa uscendo dalla meditazione: non distrarti di colpo, ma
guarda soltanto davanti a te: ossia se devi incontrare qualcuno e prestargli
attenzione, fallo pure, adattati alla necessità; ma senza perdere di vista il
tuo cuore, perché il liquore prezioso dell’orazione si perda il meno possibile»
(Filotea 2,8).
Anche al termine degli
Esercizi Spirituali occorre una simile vigilanza. Se ci precipitiamo in modo
brusco nella vita e negli impegni quotidiani ne rimarremo come storditi.
Il nostro cuore e i nostri pensieri devono continuare a
conservare quanto più possibile il buon odore di Cristo (cfr. 2Cor 14-16). La grazia ricevuta sta come in un vaso: se fosse sigillato non potrebbe diffondersi attorno.
Tuttavia dobbiamo muoverci con prudenza per non disperdere il contenuto
facendolo cadere.
Gesù è Maestro anche in
questo, non solo concede i suoi doni a chi sta vicino a Lui, ma desidera
che impariamo come usare e conservare i doni ricevuti... anche nel frastuono di
questo mondo.
Non basta accogliere,
bisogna anche conservare. Da chi imparare questo atteggiamento se non da Maria che “conservava queste cose nel suo cuore”?
Certo il Signore sempre rinnova le sue grazie, ma quelle
ricevute devono portare frutto. Infine non dobbiamo lasciare che quanto
seminato nel nostro cuore ci venga rubato (cfr. Mt 13,19).
Non si tratta di stare con la testa altrove, ma piuttosto di rimanere con il cuore dove sta il
“nostro tesoro” (cfr. Mt 6,21). Nel profondo della nostra anima dobbiamo
rimanere uniti al nostro Signore, anche quando siamo indaffarati in altre
occupazioni.
La
dolcezza inizia da se stessi
Una regola molto utile indicata da san Francesco di Sales è
quella di vivere ed agire senza ansia e senza agitazione.
L’ansia, l’apprensione
e la fretta eccessiva sono segno che non ci affidiamo pienamente alla Provvidenza divina. È vero che senza
Gesù non possiamo fare nulla (cfr. Gv 15,5), ma è altrettanto vero che Gesù è sempre con noi e non ci abbandona mai
(cfr. Mt 28,20).
L’agitazione è la causa
del rimprovero fatto da Gesù a Marta (Lc 10,41). Quante volte questo
rimprovero vale anche per noi. L’agitazione infatti fa perdere la pace
interiore perché manca di fiducia nella Provvidenza. Per questo è necessario
conservare la pace nell’intimo del cuore. Ma la condizione per stare in pace
con gli altri è quella di stare in pace con noi stessi.
San Francesco di Sales
consiglia come efficace rimedio la dolcezza. «Perché non basta avere la parola
dolce nei confronti del prossimo, bisogna averla anche nel petto, ossia
nell’intimo della nostra anima» (Filotea 2,8). E soggiunge: «Uno dei metodi
più efficaci per conseguire la
dolcezza è quello di esercitarla verso se stessi, non indispettendosi mai
contro di sé e contro le proprie imperfezioni» (Filotea 3,9).
Se dobbiamo avere
pazienza con i difetti degli altri, è bene esercitarsi cominciando a praticare la pazienza con i difetti di casa
nostra.
Anche i rimproveri al
nostro cuore vanno fatti con dolcezza: «... quando il nostro cuore è caduto in
qualche colpa: se lo riprendiamo con osservazioni dolci e serene e gli
dimostriamo più compassione che passione, lo incoraggiamo a correggersi, il
pentimento sarà molto più profondo» (Filotea, 3,9). Quando saremo
allenati con noi stessi riusciremo a mostrare dolcezza anche verso gli altri.
Gesù ci chiede di amare i nostri nemici (cfr. Mt 5,44; Lc
6,27). Ma come faremo a mostrare loro la nostra carità senza iniziare dalla
dolcezza? Sarà dunque utile che ci alleniamo per tempo nella carità verso noi
stessi e poi verso tutti.
Durante
il cammino
La carità rimane sempre la regola suprema dell’agire
cristiano, ma sarà difficile metterla in pratica se non ci fidiamo della sua Divina Provvidenza, cioè rimanendo sempre
uniti a Lui.
San Francesco di Sales suggerisce: «In tutte le tue
occupazioni appoggiati completamente alla
Provvidenza di Dio, che è la sola che
possa dare compimento ai tuoi progetti;
tuttavia, da parte tua, lavora dolcemente per cooperare con essa. [...] Fa come
i bambini che con una mano si aggrappano a quella del papà e con l’altra raccolgono le fragole e le more lungo le
siepi; anche tu fai lo stesso:
mentre con una mano raccogli e ti servi dei beni di questo mondo, con l’altra
tieniti aggrappata al Padre celeste, volgendoti ogni tanto verso di Lui, per
vedere se le tue occupazioni e i tuoi affari sono di suo gradimento. Fa’ attenzione
a non lasciare la sua mano e la sua protezione, pensando così di raccogliere e
accumulare di più. Se il Padre celeste ti lascia non farai più nemmeno un
passo, ma finirai subito a terra» (Filotea 3,10).
Questa immagine ci
intenerisce... ma dovremmo mettere in pratica anche il consiglio indicato, cioè
di rimanere sempre uniti a Dio Padre, verificando di fare la sua volontà e che
la nostra vita sia sempre a Lui gradita.
Non si tratta di non gustare le cose del mondo, che da Dio
sono state create, ma di non gustarne separandosi da Lui.
don Gino

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