mercoledì, aprile 01, 2026

Il posto a destra

 


IL POSTO A DESTRA 


Carissime Annunziatine, 
a tutte Buona Pasqua! La Trinità doni a ciascuna di voi la grazia di entrare sempre più in comunione con il Mistero di Gesù Risorto. Non solo nella partecipazione liturgica, ma anche nel vivere questo grande mistero d’Amore, affinché comprendendolo più profondamente lo possiamo testimoniare agli uomini, così che tutti si possano salvare. Il Mistero Pasquale viene celebrato dalla Chiesa nel Triduo, tre giorni liturgici che ci accompagnano nel contemplare la pienezza del Mistero salvifico: la morte in Croce il Venerdì Santo; la discesa agli inferi il Sabato Santo; la Risurrezione la Domenica di Pasqua. Occorre però ricordare che la contemplazione della Salvezza non può essere mai disgiunta dall’ardore apostolico, cioè dal desiderio di salvare le anime, come ci insegna san Paolo e il nostro beato Fondatore. Nessuno si salva da solo ma come per la testimonianza di altri ci è giunta la salvezza, così a nostra volta è necessario che la testimoniamo a chi verrà dopo di noi. La lunga Preghiera Universale del Venerdì Santo ci deve ricordare quanto vasta deve essere la preghiera della Chiesa e di ciascun fedele verso tutte le categorie degli uomini. Anche noi sotto la Croce di Cristo invochiamo Dio assieme alla Madre sua e all’apostolo prediletto.

Contemplare tutto il Mistero della Croce

La Liturgia Pasquale è anche una grande catechesi. Le immagini e i testi ci aiutano a capire e a spiegare il mistero. Di solito quando pensiamo alla Croce sul Golgota ci focalizziamo solo su Cristo, quasi non ci fossimo che Lui e noi. Forse l’espressione più forte in questo senso è quella che la tradizione carmelitana attribuisce a san Giovanni della Croce: Gesù nudo sulla nuda croce. Ma significa che dobbiamo abbracciarlo ed imitarlo: con lui stare sulla nuda croce, confidando solo nel nostro Redentore e in null’altro. Nel Monastero di San Marco a Firenze, il Beato Angelico ha dipinto – in due diversi affreschi – il suo fondatore san Domenico in contemplazione, abbracciato alla base della Croce su cui svetta Gesù che versa sangue salvifico dalle sue ferite. Sono immagini che mostrano una serenità incredibile e ci ricordano che ogni volta che preghiamo Gesù siamo certi che siamo ascoltati, poiché colui che ha donato la sua vita per ciascuno di noi aggiungerà ogni altra cosa gli chiediamo che sia in sintonia con la volontà del Padre, così come preghiamo nel Padre Nostro. L’immagine di Cristo sulla Croce con le ferite che lasciano uscire il suo sangue, indicano che Gesù non è morto, ma è vivo! Nel Crocifisso non contempliamo la fine, ma l’inizio della salvezza, quando si spalancano le porte del Cielo. Nel Crocifisso, in quelle ferite da cui continua a sgorgare sangue, per la fede siamo invitati a vedere la potenza della Risurrezione... quando da un punto di vista terreno sperimentiamo che «si fece buio su tutta la terra» (Mt 27,45; Mc 15,33; Lc 23,44). Umanamente non si vede più nulla, ma per la grazia della fede vediamo che si aprono le porte del Regno dei Cieli.

A fianco della Croce 

Attorno alla Croce c’è una scena molto più ampia che occorre imparare a contemplare osservando anche il resto della scena. È interessante meditare sul personaggio del Buon Ladrone (Lc 23,39-43), che nel Martirologio Romano troviamo il 25 marzo (per le Chiese Orientali il 23 marzo). Anche la data dovrebbe renderlo interessante alla nostra riflessione. La tradizione cristiana gli ha assegnato un importante ruolo nella catechesi: è il primo ad entrare in Paradiso. È Gesù stesso che gli dice: «Oggi sarai con me nel paradiso». Che meriti aveva per essere salvato? Nessuno! Eppure a lui per primo si aprono le porte del Regno dei Cieli. La figura del Buon Ladrone ci ricorda che solo per la misericordia di Gesù siamo salvati, per nessun altro merito. Ma insegna anche che non c’è creatura per quanto peccatrice che non abbia speranza di essere salvata da Gesù. Egli si è incarnato, ha predicato, è morto ed è risorto per la salvezza di ogni uomo che desideri accogliere la sua salvezza. Gesù Cristo non obbliga e non giudica nessuno. Non lo ha fatto quando insegnava e neppure dalla cattedra della Croce. Tocca a ciascuno scegliere da che parte stare. Sul Golgota si compie lo stesso mistero del Giudizio finale dove il Giusto Giudice mette a destra e a sinistra secondo quanto gli uomini hanno compiuto... quando era nascosto. Che merito c’è a riconoscere il Messia quando viene con i segni della Gloria? Il Buon Ladrone lo ha riconosciuto nel momento meno favorevole: quando era buio, quando era condannato e abbandonato. Eppure ha confidato in Gesù, lo ha riconosciuto innocente mentre riguardo a se stesso ha riconosciuto di essere giustamente condannato. Non solo davanti agli uomini, ma anche davanti a Dio riconosce la sua colpa. Addirittura lo difende dall’altro condannato: «Non hai alcun timore di Dio...» (Lc 23,40).

Nella sua figura l’antica catechesi vedeva le condizioni imprescindibili per la salvezza: riconoscere il nostro peccato, la nostra miseria estrema ed insieme proclamare la fede in Gesù, l’unico Salvatore. Apparentemente non lo fa nella situazione migliore, perfino la fede dei Discepoli era vacillata. È buio sulla terra, ma ha anche una consolazione: non è solo, ha a fianco Gesù. Lo riconosce e grida aiuto all’Unico che può strapparlo dalla morte e per questo ottiene la salvezza. Qualcosa impariamo anche dall’altro condannato. La sua domanda: “Non sei tu il Cristo?”, significa dubitare cioè non credere. Inoltre, chiedere la salvezza come fa lui (“salva te stesso e noi”) senza riconoscere l’opera di Dio è un insulto. Non chiede la vita di Dio, ma solo quella terrena. Alla sinistra di Gesù, fa esattamente il contrario: è nella stessa situazione del Buon Ladrone, ha Gesù a fianco, ma perde l’occasione della sua vita. La Croce è un tribunale dove Gesù non emette il giudizio, ma dove noi stessi scegliamo il giudizio decidendo da che parte stare: con Cristo o lontano da Cristo... e Gesù ci accontenta. Sotto la Croce troviamo Maria, le donne e Giovanni, ma anche le guardie. Anche sotto la Croce si sceglie da che parte stare. Chi sta con Gesù ottiene la salvezza: non c’è altro criterio o merito per ottenerla. 

don Gino 

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