sabato, febbraio 28, 2026

Dio si fida dell'uomo

 DIO SI FIDA DELL'UOMO

Carissime Annunziatine, 


il cammino del tempo di Quaresima ci invita alla sobrietà che è necessaria per coloro che pur impegnati in un lungo cammino anelano con vigorosa gioia di raggiungere la desiderata meta. Nel tempo di Quaresima, quasi come una tappa lungo il cammino, facciamo sosta con la festa di San Giuseppe, sposo della Vergine e padre putativo di Gesù. San Giuseppe, patrono della Chiesa universale, custodisce la Chiesa perché è il mistico corpo di Cristo: egli continua il suo ministero di protezione. Dal Cielo continua a custodire, a proteggere ed a incoraggiare coloro che seguono i comandamenti divini, quelli che amano i due tesori che l’Eterno Padre gli ha affidato: Gesù e Maria. Chi li ama è prediletto da san Giuseppe.

Uomo giusto 

Dopo Maria – che è ricolma di ogni grazia per la eccelsa volontà divina – Giuseppe è la creatura più ricolma di virtù, poiché doveva essere di esempio al Figlio di Dio nella sua umanità. Di san Giuseppe sappiamo poco, ma egli ci insegna con il suo silenzioso e virtuoso operare, non con le sue parole. Il Verbo Eterno deve essere accolto non solo nel silenzio fecondo della Vergine, ma anche nell’operoso silenzio della fede di san Giuseppe. Giuseppe nel Vangelo è definito “uomo giusto” (Mt 1,19). L’espressione indica colui che fa la volontà di Dio, più che una semplice qualifica morale. Mentre Maria, come madre del Divin Figlio, abbraccia anche temporalmente l’esistenza umana di Gesù, l’esistenza umana di san Giuseppe termina prima che il Cristo inizi la sua vita pubblica, prima che compia la volontà divina per la nostra salvezza sopra la Croce sul Golgota e prima che sorga la Chiesa. Come per Giovanni il Battezzatore, la missione di Giuseppe si compie all’ombra della fede: per ambedue vale la parola «perché conviene che adempiamo ogni giustizia» (Mt 3,15). Il Vangelo di Matteo aggiunge che Giovanni obbedisce: «Allora egli lo lasciò fare». Possiamo dire che anche Giuseppe – il figlio di Giacobbe... Figlio di Davide... figlio di Abramo (cfr. Mt 1,1-16) – ha lasciato fare a Dio. Egli ha lasciato che la Volontà e i Disegni di Dio si compissero in pienezza, anche senza poterne vedere sulla terra il compimento (come avvenne per Abramo e per tutti i Profeti fino al Battista). Per lasciar fare a Dio, ha abbandonato tutti i suoi progetti personali, affinché si potessero realizzare quelli di Dio. Per questo è modello per le anime consacrate, cioè di coloro che sono scelti da Dio affinché Egli possa operare in loro senza nessun ostacolo, senza frapporre alcuna esitazione alla Sua mano forte e soave.

Lasciare agire Dio 

Sono molti quelli che desiderano fare la volontà di Dio, ma sono pochi coloro che lasciano veramente Dio di agire liberamente. Gli uomini, da Adamo in poi, scappano dalle mani di Dio troppo presto... prima che abbia il tempo di finire la sua opera plasmatrice. L’opera creatrice deve continuare nell’uomo “finché Cristo non sia formato” pienamente (cfr. Gal 4,19). Quando Dio opera ci dispone nel torpore. Così ha fatto con Adamo per plasmare Eva, così anche la Chiesa che doveva uscire dal costato di Gesù nel torpore della Croce e del sepolcro. Anche san Giuseppe ha dovuto abbandonarsi nel torpore perché Dio potesse operare liberamente. Poi si è destato e ha fatto «come gli aveva ordinato l’angelo del Signore» (Mt 1,24). Giuseppe è l’uomo dei sogni come Giuseppe, figlio di Giacobbe del libro della Genesi che sa interpretare i sogni. Ma lo sposo di Maria fa di più, sa sognare i sogni di Dio. Fare la volontà di Dio vuol dire sognare i sogni di Dio, farli diventare nostri. Noi di solito chiediamo che si realizzino i nostri desideri. A san Giuseppe viene invece chiesto di realizzare i desideri di Dio. E lo lascia fare, per questo Dio si fida di lui. Qui c’è tutto lo stupore dell’agire di Dio. Egli affida a Giuseppe di realizzare umanamente quanto serve per la Santa Famiglia. Non ci sono comandamenti come per Mosè, fai così oppure non fare così. A Giuseppe viene chiesto di anticipare con la sua vita il comandamento dell’amore che Gesù insegnerà ai suoi discepoli. Per amore di Gesù e di Maria fa tutto quello che serve affinché si realizzino i disegni divini. Potremmo dire che regola della sua vita è stato l’amore per il Figlio di Dio e la Madre sua... tutto il resto è venuto di conseguenza. Possiamo applicare a san Giuseppe la celebre espressione che sant’Agostino propone nel commento alla Prima Lettera di Giovanni: «Dilige et quod vis fac» (Ama e fa’ ciò che vuoi). Non ha forse trascorso tutta la sua vita amando ed agendo di conseguenza?

Dio è un Padre che si fida dei suoi figli

La fede di san Giuseppe è tutto un fidarsi di Dio. Ma prima è Dio che si fida di lui. Infatti l’Eterno Dio affida a lui nel tempo i suoi tesori più preziosi: Gesù e Maria. È veramente un mistero come Dio si fidi dell’uomo, anzi come continua ad ostinarsi a fidarsi dell’uomo. Ad Adamo ed Eva dopo peccato gli occhi si aprirono (cfr. Gen 3,7), ma non poterono più continuare a vedere il loro Creatore a causa del peccato, poiché non si erano fidati della parola di Dio. Dio però, non si è arreso: ha continuato a fidarsi degli uomini nonostante tutto... fino a Maria e a Giuseppe. In loro la fiducia di Dio è stata corrisposta dalla fiducia delle creature. Quale fiducia ha avuto in Giuseppe: ha dovuto proteggere nutrire e custodire il Verbo di Dio. Ha voluto che il nome di “Gesù” – che è al sopra di qualunque altro nome (cfr. Fil 2,9-10) – fosse imposto da Giuseppe come richiesto dall’angelo nel sonno (cfr. Mt 1,21 e 25; Lc 2,21). Conoscendo il nostro cuore dovremmo sempre stupirci di come Dio si fidi di noi. Certo, con Maria e con Giuseppe ha anche abbondato in grazie. Ma da Pietro in poi Dio continua a fidarsi di noi. Affida la Chiesa, affida le anime, affida il messaggio della salvezza... alla nostra miseria e alla nostra inconsistenza. Cosa rispondere a questa smisurata fiducia? Gli occhi della fede ci fanno vedere la volontà di Dio nella esistenza umana come se sognassimo. Impariamo da san Giuseppe a sognare i sogni di Dio e fidarci di Lui, poiché Dio si fida smisuratamente di noi.

don Gino

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