mercoledì, gennaio 07, 2026

Gamaliele, Anania e Barnaba

 GAMALIELE, ANANIA E BARNABA


Carissime Annunziatine, 
nel mese di gennaio ricordiamo la Conversione di San Paolo, memoria liturgica unica, e per noi un continuo invito ad arrenderci a Cristo ed al suo amore. Spesso si pensa alla “conversione di Paolo” come ad un evento istantaneo e folgorante sulla via da Gerusalemme a Damasco. Ma il testo degli Atti degli Apostoli riporta che Saulo subito si è arreso al fulgore della luce e dell’amore di Gesù Cristo, ma poi ha avuto bisogno di tempo per dire il suo “sì” libero e convinto. Non tutto gli è stato rivelato: anche se è giunto fino “al terzo Cielo” (2Cor 12,2), ha avuto bisogno di ricevere da altri buona parte del suo insegnamento. Poteva dire “il mio vangelo” (Rm 2,16; 16,15; 2Tim 2,8) ma Paolo non si è certo inventato nulla.

È interessante anche osservare come san Paolo si è relazionato con coloro che sono stati in qualche modo suoi insegnanti: Gamaliele, Anania e Barnaba. Saulo è un discepolo con notevoli capacità ma ha avuto rapporti problematici con i suoi insegnanti. 

Gamaliele 

Nella natìa Tarso ha avuto insegnanti e precettori di cui non sappiamo nulla, ma certamente ha portato frutto del loro insegnamento considerata la sua vasta cultura. Poi viene inviato a Gerusalemme a perfezionarsi e diventa discepolo del dottore fariseo Gamaliele (il cui nome significa “Dio è mia ricompensa”), per studiare le scritture nella lingua dei padri. Tuttavia frequenta una sinagoga di lingua greca, dove ci sarà la contrapposizione con Stefano, che con la sua morte gli insegnerà come si testimonia Gesù Cristo. In Atti 22 Paolo stupisce gli abitanti di Gerusalemme parlando “in lingua ebraica” (probabilmente in aramaico) e racconta la sua storia affermando che è stato educato proprio in questa città: «formato alla scuola di Gamaliele nell’osservanza scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio» (At 22,3). Ai lettori degli Atti degli Apostoli non può sfuggire come alla sua scuola abbia appreso e perfezionato l’osservanza della legge, ma non il modo di viveerla del suo maestro. Infatti Gamaliele non era una “testa calda e invitava a non toccare gli apostoli di Gesù: «Se infatti questo piano o quest’opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!» (At 5,38-39). Beh! È esattamente quello che fa Saulo. Che discepolo era allora? Che cosa ha imparato dal suo rabbì? Probabilmente Gamaliele non era così contento del suo discepolo Saulo di Tarso. Quante volte i discepoli ascoltano le parole dei maestri ma non il cuore del loro insegnamento. Di ogni insegnamento non basta apprendere le parole, il metodo, il modo di argomentare, ma è necessario condividere anche il modo di sentire e di vedere.

Anania 

Incontriamo Anania – il cui nome dovrebbe significare “Dio è Misericordioso” – nel capitolo 9 degli Atti nella narrazione della conversione di Saulo. Qui notiamo che il “discepolo” Anania ci appare come un cuore pavido. È esattamente l’opposto di Saulo che è pieno di zelo e furente. Dio che agisce con immensa sapienza e talvolta con dolce ironia, sceglie un timoroso per insegnare a qualcuno dal carattere focoso. Con la dolcezza si insegna ai caratteri ribelli, non con la forza. Qui il testo racconta brevemente: Anania va, entra in casa “in casa di Giuda”, impone le mani. Saulo recupera la vista ed è subito battezzato. L’azione di Gesù verso l’Apostolo delle Genti è insieme forte e dolce. Con forza lo atterra, ma poi lo fa aspettare tre giorni, attende che Saulo sia pronto ad accogliere le parole che gli saranno dette. La conversione di Paolo non si realizza in un istante, ma in tre giorni: dalla folgorante luce sulla via, passando per i tre giorni di buio in cui deve farsi condurre da altri, fino a ricevere l’imposizione delle mani e il Battesimo. In realtà la sua conversione coincide con il suo battesimo. Saulo deve imparare a lasciarsi aiutare dagli altri, che forse non hanno le caratteristiche che egli si aspetta, ma gli insegnano le vie di Dio. Tuttavia Gesù Cristo rimane l’unico a guidare il cammino di Saulo: «gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome» (At 9,16). Non sappiamo se Anania sia poi rimasto in contatto con Paolo. Non sempre coloro che ci insegnano qualcosa di fondamentale sono vicini per lungo tempo. Talvolta abbiamo insegnanti che incidono nella nostra vita per tempi brevi, eppure lasciano un segno duraturo.

Barnaba 

Chi probabilmente ha influito maggiormente su Paolo è stato Barnaba. Non tanto come insegnante nel senso scolastico ma come guida più esperta nella missione e nella predicazione. Chissà quante cose ha raccontato e spiegato al neoconvertito Saulo e poi al compagno di missione! Possiamo osservare che Paolo conosceva già molte informazioni sulla “via” dei discepoli di Gesù, le conoscenze dei nemici da combattere sono utili ma non condivise, non sono nostre, non toccano il cuore. Da Barnaba (e dagli altri discepoli) Saulo imparerà a “conoscere le verità” mettendosi in comunione. Barnaba – che significa “figlio dell’esortazione” – ha un carattere molto diverso da Paolo: è tutt’altro che impetuoso, è paziente, si fida degli altri, ma non per questo è un carattere debole. Sarà la molla che li porterà al “parossismo” e alla separazione dopo il primo viaggio missionario. Il Primo Maestro in alcune meditazioni indica Barnaba come parente di Paolo: suo cugino. Tuttavia non sono riuscito a trovare dove abbia tratto questa informazione. Concludendo possiamo notare le fatiche e le difficoltà di Paolo nei confronti di coloro che gli sono stati insegnanti. Certamente li ha superati nel suo ardore per Cristo e nel suo zelo per la predicazione. Ma quanto tempo ha impiegato per raggiungere la serena saggezza di Gamaliele, la fiducia disarmata di Anania, il predicare senza creare tensioni di Barnaba? 

don Gino

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