GESÙ MAESTRO: IL CRISTO TOTALE
Vivere integralmente in Gesù Maestro, secondo lo spirito di
san Paolo, è il programma di vita di ogni paolino.
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Gesù Maestro (Piero Dalle Ceste, Tempio
San Paolo, Alba).
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Benché la spiritualità di don Alberione, fin
dalla sua giovinezza, girasse intorno a Gesù comeMaestro, essa appare
ufficialmente come spiritualità della Famiglia Paolina solo dopo il 1920. Solo
dopo aver vissuto un'esperienza di morte e risurrezione (Cfr AD 64; 112). Il
trinomio giovanneo "Via, Verità e Vita" venne aggiunto al titolo di Maestro tra
l'autunno del 1923 e la primavera del 1924. Da allora in poi il Fondatore cercò
di promuovere tutta una formazione che ha come base l'integralità del Cristo
totale. Precisamente in questa totalità, la Spiritualità Paolina si rifà allo
spirito di san Paolo: «Il Discepolo che conosce il Maestro Divino nella sua
pienezza; egli lo vive tutto; ne scandaglia i profondi misteri della dottrina,
del cuore, della santità, dell'umanità e della divinità: lo vede Dottore, Ostia,
Sacerdote; ci presenta il Cristo totale come già si era definito, Via, Verità e
Vita» (AD 159). Come discepolo dinanzi al Maestro presente nel Tabernacolo,
troviamo la Luce necessaria per far crescere il nostro "spirito paolino". Egli
ci indica la Via da percorrere, la Verità da imparare e la Vita da attendere.
Così il paolino aspira a vivere come il Maestrola sua integralità.
Passione per l'integralità
Lo Spirito Paolino che aspira a vivere nell'integralità il Cristo totale. Nel
considerare lo "Spirito Paolino" come un'aspirazione si deve tener presente la
dinamicità della Spiritualità Paolina. Un ideale con due valori complementari:
stabilità, cioè equilibrio, e movimento. «La stabilità senza movimento è propria
degli essere inerti o morti. Il movimento senza stabilità equivarrebbe a
dispersione e rovina» (Galaviz, El Carro, 15). In una Spiritualità che si vive e
progredisce ogni giorno: «La donazione deve essere vissuta con un ritmo sempre
progressivo: nella mente col frequente pensiero a Dio e con ragionamenti
soprannaturali; nella volontà con la sottomissione perfetta alla divina volontà
e l'osservanza dei voti e delle virtù; nel cuore subordinando tutti gli affetti
all'amore divino, in modo che Gesù diventi davvero il centro di tutta la vita
per poter ripetere con san Paolo: "Non sono più io che vivo, è Gesù che vive in
me" (
Gal 2, 20)» (APD 1947, 56). Questo progresso spirituale, "vero, primo e
principale lavoro del religioso" (ACV 58), matura nel vivere l'integralità e
l'equilibrio di tutti gli aspetti della persona: mente, cuore e volontà.
L'equilibrio della giornata si basa su quattro aspetti rappresentati dalle
quattro ruote del carro Paolino: «Il carro ha quattro ruote, tutte devono girare
ugualmente. Se ne avesse solo tre non camminerebbe. Spirito, apostolato, studio,
povertà, se queste ruote procedono assieme il carro va avanti senza scosse» (FSP
1946, 196).
Lo spirito di pietà
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Cristo Pantocrator (abside del Duomo di
Monreale, del XIII secolo).
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Chiamata semplicemente "spirito", "parte spirituale", ha un colore preciso
che porta all'unità di spirito (PRs 298). Questo colore è, in primo luogo,
eucaristico. «La Famiglia Paolina, così come è nata dal Tabernacolo, allo stesso
modo si alimenta, vive, opera e si santifica. Dalla Messa, dalla Comunione,
dalla Visita Eucaristica, nasce tutto: santità e apostolato» (UPS II, 10). Una
pietà che si rivolge alla "Regina Apostolorum", cioè una pietà che onora Maria
nelle preghiere, nelle lodi, ecc., come colei che accompagna gli apostoli, con
la pratica intelligente, generosa, dell'apostolato e con l'impegno alla
preparazione dell'apostolato (Pr 5, 64). Una pietà di colore paolino, cioè
quella di san Paolo. Essa ha al centro della sua vita il Cristo totale, Via,
Verità e Vita (Pr 5, 147): il Cristo vive, pensa, opera, ama, vuole, prega,
soffre, muore e risuscita in lui (DF 64). L'integralità della persona vive la
totalità del Cristo. La mente, il cuore e la volontà umana sono uniti alla Via,
alla Verità e alla Vita di Cristo (Cfr. CISP 1230-1237): Via (volontà), Verità
(mente) e Vita (cuore) Con la pietà Paolina, vissuta nell'integralità della
persona e nella totalità del Cristo, la Famiglia Paolina si sostiene e si
realizza spiritualmente ed esteriormente: vita intima e apostolato vanno di pari
passo. «La pietà nostra! È quella che mantiene il Paolino, che mantiene la
Paolina; non solo, ma darà gioia alla vita religiosa. Darà gioia e porterà alla
santificazione, a un apostolato largo e profondo, tale che arriverà alla
conversione delle anime» (Pr 5, 147).
Lo spirito di apostolato
È il frutto della vita interiore, dello spirito. L'espressione concreta dello
"spirito", è la pietà fatta opera. Allo stesso modo dell'apostolato di san
Paolo, la missione è universale: i destinatari sono tutti gli uomini
nell'immensa parrocchia del Papa: il mondo intero; per quanto riguarda i mezzi
usati, il Vangelo di Gesù Cristo viene annunciato tramite tutto quello che, "per
disposizione di Dio", il progresso offre all'uomo; per quanto riguarda i tempi
ci si adatta sempre alle circostanze ed alle necessità, per quanto riguarda
l'oggetto si cerca di cristianizzare tutto (Cfr. UPS I, 371-373). In questa
universalità apostolica la Famiglia Paolina, dopo aver vissuto lo spirito di
pietà, il Cristo totale, lo trasmette (si veda lo schema sotto).
Lo spirito di povertà
La povertà nella vita paolina rivela una maggiore originalità, dal momento
che presuppone un'adeguata formazione umana/cristiana/religiosa della persona
(Galaviz, El Carro, 171). La povertà, come massima ricchezza, ha cinque
funzioni: rinunciare ad amministrazione indipendente, produrre col lavoro
assiduo, conservare le cose che ha in uso, provvedere ai bisogni che vi sono
nell'Istituto ed edificare correggendo la avidità dei beni. Il Paolino con la
povertà valorizza il lavoro giacché essa è un mezzo per redimere l'uomo: «Il
Padre Celeste, avendo pietà dell'umanità errante, volle restaurare tutto in
Cristo. Questi cominciò dalla famiglia e dal lavoro. Il mistero di
Cristo-operaio ci sembra più profondo del mistero della Passione e Morte. Tanti
anni al banco di falegname! "Non è costui il figlio del fabbro?" (
Mt 13,55).
"Non è costui il falegname?" (
Mc 6,3). Il sudore della sua fronte a Nazareth non
era meno redentivo che il sudore di sangue nel Getsemani. Quello che Gesù fece è
insegnamento più chiaro di quanto Egli predicò» (ACV 170). Quindi, lo spirito di
povertà si concretizza nel lavoro. Attività che fortifica lo spirito di pietà,
di studio e di apostolato. Una povertà che lavora con le proprie mani così come
fece Gesù: «Come potrebbe, specialmente oggi, il religioso fannullone o cattivo
amministratore, chiedere offerte, se egli stende una mano morbida per ricevere
da una mano callosa? Gesù Cristo in cielo presenta, nell'onorare e supplicare il
Padre, le sue mani non solo trapassate dai chiodi, ma anche callose per la sega,
il martello, la pialla da falegname» (ACV 178). Perciò anche lo spirito di
povertà paolina si forma sotto la totalità del Maestro: Via (morale), Verità
(intellettuale) e Vita (apostolico).
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Gabriel A. Rendón Medina