Saturday, February 06, 2010

Alba: particolare del gruppo marmoreo della "Gloria di San Paolo".


IN CAMMINO VERSO IL 2014

EDITORIALE - UNA DUPLICE STORIA a cura della Redazione

Il centenario della Famiglia Paolina: un’occasione per prepararci e fare memoria, ma anche incentivo a riprendere con fiducia rinnovata sulle orme di san Paolo e del beato Alberione.
IL 20 agosto 2014 la Famiglia Paolina festeggerà cento anni! Sarà un evento da celebrare ma anche un appuntamento, e agli appuntamenti è bene arrivare preparati e ben coscienti di cosa festeggiare.
Ci sono, infatti, tanti tesori nascosti nella storia paolina che vale la pena di scoprire o riscoprire. Per tutti è, dunque, l’invito tutti a prepararsi. Certo ci saranno commissioni preparatorie ed eventi celebrativi, ma vale la pena di prepararsi anche personalmente.
Qualcuno potrebbe contestare che c’è ancora tempo, a che serve partire con tanto anticipo? Serve a prendere coscienza di quello che siamo e di quanto dobbiamo ringraziare la Provvidenza. Servirà anche di antidoto contro un certo scoraggiamento che serpeggia qua e là: stiamo invecchiando, non riusciamo più a fare... Quasi fosse solo merito umano quanto finora realizzato: la Provvidenza non ha ancora fatto fallimento!
Ma un appuntamento è anche un’occasione per un esame di coscienza. È necessario ricordare quanto è accaduto, cosa è stato fatto e anche riconoscere umilmente gli errori che inevitabilmente si fanno (e anche quelli evitabili).
Memoria ed umiltà - Un esame di coscienza vero è quello che riconosce a Dio quanto è suo e saper ammettere quanto invece è solo nostro. Perciò questo esame va preparato con calma, nella preghiera e nella riflessione, ma anche nella conoscenza di quanto è accaduto, di quanto è storia. Molti eventi fanno parte ormai della storia perché la memoria di chi li ha vissuti in prima persona non è più con noi.
Ecco perché è bene iniziare per tempo, per fare memoria. Così con queste pagine, anzi con le ultime pagine di questo numero de "Il Cooperatore Paolino" si è pensato di iniziare un cammino di memorie e di ricordi degli inizi, a partire dalla nascita del beato Alberione nel 1884 per arrivare al 2014 un po’ più preparati.
Gli appuntamenti, in realtà, sono più d’uno se nel 2014 si festeggia il centenario della prima fondazione alberioniana; nel 2015 celebreremo il secolo per la seconda: le Figlie di San Paolo; e già nel 2017 il centenario dei Cooperatori. La Famiglia Paolina, infatti, è nata in fretta e subito mostrando diversi riflessi dell’unica luce come un diamante che deve il suo splendore al rifrangersi della luce sulle molteplici facce.
Già in passato l’avvicinarsi di un anniversario paolino è stato occasione per approfondire la conoscenza del nostro carisma.
Un’occasione per approfondire - Avvicinandosi il 40° di fondazione alcuni paolini pensarono che fosse bene approfittare della ricorrenza per qualche approfondimento circa la nostra vocazione paolina e circa il nostro Fondatore. Che informato diede volentieri il suo assenso, anzi riconobbe che era il tempo di scrivere qualcosa. E, infatti, consegnò dei fogli manoscritti a don Roatta con il testo che poi sarebbe diventato il testo di "Abundantes Divitiae".
Ma i lavori per la pubblicazione del libro celebrativo "Mi protendo in avanti" erano già avanzati (ed infatti uscì nell’estate del 1954) non si poté tener presente di quegli appunti. Il testo fu poi pubblicato, col titolo "Io sono con voi" solo nel 1969 in occasione del Capitolo Generale speciale.
Ma in quel testo che riporta la storia carismatica dei paolini il beato Alberione ha voluto evidenziare come sia stata la Provvidenza a guidare gli eventi e che "egli ha piuttosto assecondato, quasi subìto" (cf. AD 6) questa storia di grazia. Anzi si tratta di una duplice storia: quella della Provvidenza divina e quella di paolini sulle orme di san Paolo e dell’Alberione stesso.
«Se per condiscendere a voi, egli volesse narrarvi qualcosa di quanto ancora ricorda e credete utile per la Famiglia Paolina, dovrebbe raccontare una duplice storia: la storia delle Divine Misericordie per cantare un bel "Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus". Inoltre, la storia umiliante della incorrispondenza all’eccesso della divina carità e comporre un nuovo e doloroso "Miserere" pro innumerabilibus negligentiis, peccatis et offensionibus»." (AD 1).
Meditare sulla duplice via - Nel nuovo millennio, all’appressarsi del centenario di fondazione, bisogna seguire la stessa via indicata dal Fondatore e meditare questa duplice via: quella della grazia che permea e vivifica la storia degli uomini e quella degli uomini, chi più chi meno, che si lasciano condurre dallo Spirito.
Celebrare i cent’anni della San Paolo sarà un momento di grande gioia e di sentito ringraziamento per tutte le grazie che Dio nella sua bontà ha concesso alla "mirabile famiglia paolina" (cf. AD 3) lungo questi anni, con abbondanza e spesso anche con quella discrezione che usa lo Spirito lungo la storia della Chiesa. Cosicché l’opera della Provvidenza e quella dei paolini e delle paoline è inestricabilmente intrecciata, come nel battesimo la natura e la grazia fanno l’uomo nuovo in Cristo.
Infatti cosa avrebbero potuto fare queste persone "debolissimi, ignoranti, incapaci, insufficienti in tutto" – come ci ricorda il "Segreto di riuscita" – se Dio non avesse operato per mezzo loro!
Fare memoria non è rimpiangere il passato perché si teme il presente, al contrario. È vero invece che chi perde o distorce la propria memoria perde la propria identità.
Ricordare il passato è dunque un momento per riprendere fiato, per poter avanzare più celermente e più decisamente. Prepararsi a celebrare il centenario della Famiglia Paolina significa prepararsi a incamminare verso gli anni di storia che ci attende.
Noi abbiamo ancora qualcosa da dare al mondo di oggi. Perché il dono di Dio che la Famiglia Paolina è, ancora deve essere donato alla Chiesa e agli uomini di oggi. Abbiamo qualcosa da dire e da dare all’uomo di oggi (e di domani) perché don Alberione ce lo ha lasciato come eredità perenne nella Chiesa.

Tuesday, January 26, 2010


Messaggio per la 14a Giornata mondiale della vita consacrata
2 febbraio 2010

Una vita intagliata nell’essenziale


Il Servo di Dio Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica Novo millennio ineunte, si diceva lieto di aver potuto beatificare e canonizzare tanti cristiani che si sono santificati nelle condizioni più ordinarie della vita. Aggiungeva che “è ora di riproporre a tutti con convinzione questa misura alta della vita cristiana ordinaria” (n. 31). Nella stessa linea, il Santo Padre Benedetto XVI offre a tutta la Chiesa un Anno Sacerdotale, al cui centro ha posto il ricordo di un santo sacerdote, il Curato d’Ars. Questi, infatti, ha veramente vissuto i giorni ordinari in maniera straordinaria. A lui devono guardare anzitutto i sacerdoti. Ma la luce che promana dalla sua santità illumina i cuori cristiani e, in particolare, apre una finestra sul cielo alle anime di vita consacrata. A loro chiediamo di fare proprie le intenzioni che il Papa raccomanda a tutti in questo anno.

La prima di esse riguarda i sacerdoti: occorre pregare perché siano immagine viva del Signore Gesù e portino l’amore di Dio alle comunità loro affidate. Una seconda intenzione tocca i giovani: siamo invitati a pregare perché possano apprendere dal Santo Curato d’Ars quanto sia necessario, umile e glorioso il ministero sacerdotale che Gesù affida a quanti accolgono la sua chiamata. La preghiera per le vocazioni si estende a tutta la comunità, affinché ciascuno accolga e valorizzi i carismi donati con abbondanza dallo Spirito Santo.

In questa speciale Giornata vogliamo quest’anno lasciarci guidare da ciò che il santo Curato d’Ars ha ricevuto dall’incontro con la vita consacrata. Si possono ricordare in proposito almeno tre momenti: la Prima Comunione, la preparazione al sacerdozio, il desiderio costante di una vita contemplativa. Quanto alla Prima Comunione, a preparare Giovanni Maria Vianney furono due religiose il cui convento, negli anni della rivoluzione francese, era stato distrutto e la cui comunità era stata dispersa. Le chiese erano chiuse e per pregare ci si doveva nascondere. Per la celebrazione della Prima Comunione fu scelta una casa di campagna. Era il tempo della mietitura: per precauzione, davanti alle finestre erano stati allineati carri di fieno, che vennero scaricati durante la funzione. Le madri avevano portato, ben nascosti sotto i lunghi mantelli, il velo per le bambine e la fascia per i fanciulli. San Giovanni Maria Vianney non dimenticherà mai la grazia di quel giorno e anche dopo molti anni ne parlerà con commozione. Si sentì sempre debitore nei confronti delle due religiose che, con sprezzo del pericolo e fedeli alla loro consacrazione, lo accompagnarono a ricevere, per la prima volta, Gesù nel sacramento dell’Eucaristia.
Anche la formazione al sacerdozio mise in contatto il Vianney con la vita consacrata. Figura assolutamente fondamentale per il suo cammino fu l’Abbé Charles Balley, Canonico Regolare di Sant’Agostino, un vero confessore della fede ai tempi della rivoluzione francese. Parroco di Ecully, gli venne presentato il giovane Vianney, ormai quasi ventenne, perché gli fornisse la formazione necessaria per diventare prete. Inizialmente cercò di sottrarsi a tale compito che gli pareva eccessivo, considerata l’età del giovane e il fatto che fosse quasi analfabeta. Ma poi ebbe un’improvvisa intuizione. Fissato lo sguardo su di lui, assunse il proposito di prenderlo con sé e di sacrificarsi per lui. Lo accompagnerà così fino al sacerdozio e lo terrà per due anni come vicario parrocchiale.

Va infine ricordata l’aspirazione del Santo Curato d’Ars alla vita contemplativa. Dopo due anni di presenza ad Ars emerse il suo dramma interiore: si sentiva inadeguato alla cura pastorale, ritenendo di non avere scienza e virtù sufficiente. Giudicava un atto di presunzione l’aver accettato l’incarico. Si domandava se la sua vera vocazione non fosse piuttosto la solitudine e la contemplazione. Per tutta la vita proverà, come intimo tormento, la tentazione di lasciare il gregge per avere più tempo per la preghiera e la meditazione. Sarebbe andato volentieri in una trappa o in una certosa, ma i superiori non acconsentirono a tale aspirazione. Quanto a lui, il suo tormento interiore non ne intaccò l’impegno pastorale, a cui si dedicò con tutte le forze, di giorno e anche di notte, per la vita intera. Fu un vero pastore con l’anima del contemplativo.

Sono almeno due gli inviti diretti ai consacrati che ci sembra di poter cogliere dalla testimonianza del Santo Curato d’Ars. Il primo si lega al nucleo più intimo del suo essere: la sua vita personale e il suo ministero hanno sempre avuto al centro la ricerca di una pura e semplice essenzialità. La vita consacrata non è forse una chiamata a essere testimoni dell’essenziale? Vi è, poi, un secondo invito: quello di coltivare la compagnia dei santi. Le ricchezze a cui attingere conoscendo e approfondendo la storia della santità sono immense. Possiamo usufruirne ampiamente, ma possiamo anche trascurare tale opportunità lasciandola, in certo senso, sepolta. Se la conoscenza della storia della santità è fonte di grande illuminazione e conforto, l’ignoranza di questo tesoro ci rende poveri e spesso anche miopi nel discernere il presente e nell’affrontare le responsabilità che ci sono affidate. È dunque fondamentale nutrirci di ciò che ci immerge nelle profondità del Vangelo, reso visibile, udibile e palpabile dai grandi testimoni che ci precedono nel cammino della Chiesa. Se la nostra compagnia diventerà sempre più quella dei santi, saremo aiutati a comprendere la volontà di Dio per ciascuno di noi e saremo dolcemente sospinti a darvi una risposta positiva e generosa.

Sorretti dall’esempio del Santo Curato d’Ars, facciamo nostra in questa giornata la preghiera della liturgia: “O Dio, che unisci in un unico volere le menti dei fedeli, concedi al tuo popolo di amare ciò che comandi, di desiderare ciò che prometti, perché tra le vicende del mondo là siano fissi i nostri cuori, dove è la vera gioia”.


Roma, 22 novembre 2009
Solennità di Cristo Re dell’universo


La Commissione Episcopale
per il clero e la vita consacrata

Sunday, January 17, 2010

Tuesday, January 12, 2010


XXVIII INCONTRO DEI GOVERNI GENERALI DELLA FAMIGLIA PAOLINA
Ariccia, 7 - 10 gennaio 2010


Messaggio del XXVIII Incontro dei Governi generali della FP
Preparato da I partecipanti e le partecipanti
lunedì, 11 gennaio 2010
ITA - ESP - ENG - Galleria foto

Carissime sorelle e fratelli,

anche quest’anno abbiamo avuto il dono di riunirci ad Ariccia per l’annuale appuntamento dei Governi generali della Famiglia Paolina. Un appuntamento che ha prolungato nel tempo la ricchezza dell’Anno Paolino ed è stato vissuto nel rendimento di grazie per la preziosa eredità consegnata a tutti noi dal Fondatore: “Essere San Paolo oggi vivente”. Paolo è davvero un apostolo inesauribile, un apostolo mistico secondo l’ottica con cui, in queste giornate, abbiamo focalizzato la sua affascinante personalità.

Tuesday, January 05, 2010

I Magi sono arrivati alla culla di Betlemme e hanno portato
al al Bambino i loro doni.I doni significavano
l'omaggio della mente, l'omaggio della volontà, l'omaggio del cuore.
Beato Alberione

Manifestazione di Gesù


Quest’oggi è l’Epifania, cioè la manifestazione di Gesù. Egli dopo essersi manifestato agli Ebrei, ai rappresentanti del popolo ebreo, si mostrò ai Gentili,cioè ai pagani, attirando a sé, per mezzo della stella, i tre re Magi.
E noi dobbiamo manifestare Gesù. Manifestare Gesù in varie maniere: con l’insegnamento,con la predicazione - orale e scritta – con i lavori, con i quadri, con le statue e con tutto quello che è la liturgia; è tutta una manifestazione di Gesù Cristo che viene fatta nello spirito della Chiesa e nello spirito del Vangelo.
La Vergine benedetta è stata la prima a mostrare Gesù Cristo. Ella portò nel suo seno il frutto, il figluolo di Dio incarnato. Lo manifestò senza predicare, in silenzio, coi fatti. Prima lo mostrò ai pastori, poi ai Magi perché lo adorassero; lo manifestò quale Egli era, cioè Figlio di Dio, Maestro dell’manità, Salvatore del mondo (APD 1958,1).

Da: Un anno con Don Alberione – a cura di G.Mauro Ferrero ssp

***

Una stella ha guidato i Magi fino a Betlemme perché là scoprissero “il re dei Giudei che è nato” e lo adorassero. Matteo aggiunge nel suo Vangelo: “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono”. Il viaggio dall’Oriente, la ricerca, la stella apparsa ai Magi, la vista del Salvatore e la sua adorazione costituiscono le tappe che i popoli e gli individui dovevano percorrere nel loro andare incontro al Salvatore del mondo. La luce e il suo richiamo non sono cose passate, poiché ad esse si richiama la storia della fede di ognuno di noi. Perché potessero provare la gioia del vedere Cristo, dell’adorarlo e dell’offrirgli i loro doni, i Magi sono passati per situazioni in cui hanno dovuto sempre chiedere, sempre seguire il segno inviato loro da Dio. La fermezza, la costanza, soprattutto nella fede, è impossibile senza sacrifici, ma è proprio da qui che nasce la gioia indicibile della contemplazione di Dio che si rivela a noi, così come la gioia di dare o di darsi a Dio. “Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia”. Noi possiamo vedere la stella nella dottrina e nei sacramenti della Chiesa, nei segni dei tempi, nelle parole sagge e nei buoni consigli che, insieme, costituiscono la risposta alle nostre domande sulla salvezza e sul Salvatore. Rallegriamoci, anche noi, per il fatto che Dio, vegliando sempre, nella sua misericordia, su chi cammina guidato da una stella ci rivela in tanti modi la vera luce, il Cristo, il Re Salvatore.

Sunday, December 13, 2009



IL NATALE DI UNA ANNUNZIATINA…

Carissime Annunziatine, Sono partito da una domanda: come esprimere alle care Annunziatine i miei auguri natalizi senza ricorrere alle solite frasi che tanto sentiamo o che troviamo scritte in questo tempo? Ho scelto quindi di dirvi come penso il Natale di una Annunziatina: * È l’emozione silenziosa di Maria che contempla il “Dio con noi” e sa di darlo al mondo. *È il giubilo degli angeli messaggeri che si affrettano a cantare: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama”. *È la gioia comunicativa dei pastori che, dopo aver visto il Salvatore, se ne tornarono “lodando Dio per tutto quello che avevano visto e udito”. *È la disponibilità di Giuseppe ad accompagnare, accanto a Maria, nella sollecitudine discreta ed operosa, i passi del Bambino “che cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui”. *È la testimonianza di chi ha visto venire nel mondo “la Luce vera” e la proclama con le parole e con le azioni affinché tutti l’accolgano e abbiano il potere di divenire figli di Dio. Con profonda cordialità in Cristo, in Maria, in San Paolo.

P. Juan Manuel Galaviz, ssp – Dicembre 2009


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Ascolta
Perdona
Sii affabile
Credi negli altri
Sappi accogliere tutti
Sii positiva e costruttiva
Donati con amore e generositá
Manifesta a tutti bontà e mitezza

Pensa con gioia alle cose belle della vita passata
Dai fiducia alle persone che trovi sul tuo cammino
Contempla e loda il Signore per le bellezze della natura
La tua bontà brilli nella vita dei fratelli, portando felicità
Sii riflessiva, non trascurare la Parola e la preghiera: Dio ti ama
Riscopri la semplicità del cuore e il genuino spirito fraterno: ama l’Istituto…
Rispetta la natura - Sii felice - Coltiva l’amicizia e la rettitudine - Ama sempre
Comunica con più annunziatine che puoi: trasmetti gioia. Ama la Famiglia Paolina.
Auguro di cuore ogni bene: soprattutto serenità, pace, buona volontà nel migliorarti…
Desidero vivamente sempre il tuo bene: Dio ti ama e ti benedice – Deo gratias! Magnificat! Fiat!

BUON NATALE 2009 e FELICE ANNO 2010
Santo Natale 2009
Carissime Annunziatine (le sorelle incontrate negli Esercizi e tutte),
sono lieto di inviarvi un messaggio natalizio; e dovete sapere che non riesco a rivolgere auguri formali, ma un messaggio-benedizione che possa riversare nel cuore delle persone (almeno spero) pensieri positivi, costruttivi e sentimenti di pace e affabilità in sintonia anche con la spiritualità paolina e l’esperienza degli Esercizi... Auguro vivamente BUON NATALE: cioè di dare più spazio nel vostro cuore a Cristo:

* che crede in noi, perché è stato uomo;
* che ha scelto di essere il medico del nostro cuore;
* che, all’opposto dalla nostra intolleranza gretta, converte con la pazienza e la mitezza;
* che non “cestina” mai nessuno: cioè non gli diamo mai fastidio, anche quando sbagliamo;
* che è contro il pessimismo e vuole che coltiviamo sentimenti positivi e pensieri di speranza;
* che completa le profezie, non facendo cose grandiose, ma manifestando misericordia;
* che trasforma le strade in vie, le parole in verità, le morti in vita…

La luce del Natale di Gesù vuole essere una luce d'amore per ognuna di voi, prese così come siete, con le vostre povertà e le vostre ferite, e anche con tutte le vostre positività. Gesù vuole che ognuno di noi - "grande" o "piccolo" non importa - possa vivere in pienezza ed essere ricolmo di gioia, rompendo le catene che ci chiudono nell’individualismo e nelle paure, impedendoci di crescere nella libertà, nel coraggio, nella pace evangelica e nella santità apostolica paolina. La nostra vita umana presenta sempre le ferite della sofferenza e dell’insufficienza, le ferite anche di sottili o gravi cattiverie… ma dentro questa fragile greppia umana, Dio è nato e continua a nascere per liberare, salvare, redimere. Chi crede (ravviviamo la nostra fede!) ha modo di sperimentare questa onda di serenità e pace, che parte da Betlemme, entra nei cuori delle persone di buona volontà e influisce sugli altri, suscitando un modo di vivere più autentico. E’ necessario, però, che ognuno di noi dia una forte collaborazione, vigilando sui propri atteggiamenti nelle scelte concrete di vita quotidiana. E’ questa la vera e feconda preparazione al Natale: la gioia del Natale non viene per caso e non si fonda su cose esteriori, ma è dono di fede da invocare e da favorire: avviene assumendo e coltivando comportamenti autenticamente umani che sono in sintonia con la genuina spiritualità del Natale. Si sente dire spesso: “non ci sono più i valori di una volta! Non c’è più cristianesimo”. Mettiamoceli questi valori. Mettiamocelo il cristianesimo! Questo è il nostro compito. Solo così potremo sperimentare e favorire negli altri l’esperienza vera, duratura e profonda di un Natale gioioso e sereno!

Mi permetto di evidenziare qualcuno di questi atteggiamenti evangelici concreti da assumere:

* non limitarsi, in questi giorni di festività natalizie, a fare regali esteriori, ma trasformare noi stessi in dono; far sì che la nostra vita sia un dono senza riserve: non tanto spendendosi in opere esteriori, ma, soprattutto, manifestando attorno a noi fiducia, affabilità, bontà, accoglienza;
* affrontare con senso di responsabilità e generosità, le situazioni difficili e complesse della realtà che ci circonda, facendocene carico con coraggio e portando la “croce” del limite proprio e altrui;
* scegliere ciò che giova, sacrificando spesso ciò che piace, dedicandoci ai vari servizi, faticando nell’ombra per ciò che non appare, ma che pure è necessario per il bene comune e l’apostolato;
* dimostrarsi umili e vigilanti nel superare, continuamente, la tentazione (interessa anche noi consacrati) di curare più l’apparire che l’essere, più l’esteriorità che il bene comune… Auguriamoci di spalancare, veramente, le porte del nostro cuore a Cristo e alla sapienza del Vangelo, comportandoci con coerenza: non è un favore che facciamo a Lui, ma un saggio investimento che progettiamo per un’autentica realizzazione nella nostra vita. Se accogliamo Cristo, dandoGli spazio dentro di noi, a lungo andare, avremo modo di sperimentare (facciamo memoria come è vero) pace vera, coraggio e forza nelle inevitabili tribolazioni-fatiche della vita, e riusciremo veramente a dare ragione al mondo della speranza cristiana (cfr 1Pt 3, 15).

don Emilio Cicconi
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Monday, November 16, 2009


Al Gruppo ANNUNZIATINE
DI REGGIO EMILIA


Carissime Sorelle in Cristo,

E' un po’ di tempo che non ci incontriamo e desidero rivedervi tutte per pregare insieme, e insieme spezzare il pane la “Parola” e nutrirci del “Pane della Vita” nella Eucaristia.

Sono contento però, perché sono a conoscenza che vi siete incontrate personalmente con Il Vostro Assistente Nazionale Il Sacerdote Don Vito. Questo incontro ha certamente rafforzato il vostro Spirito, ampliato la vostra gioia di Consacrate al Signore, rese orgogliose di appartenere alla grande famiglia Paolina e sulle orme di San Paolo “Annunciatrici” del Vangelo della Salvezza.

Il prossimo nostro incontro Spirituale è fissato per il 22 Novembre p.v. sarò tornato da poco dagli Esercizi spirituali, molto importanti per me.

Farò gli Esercizi spirituali dal 9 al 14 Novembre presso la Casa “Divin Maestro” di Ariccia. L’ultimo giorno degli Esercizi, farò pubblica domanda di inziare il periodo di Noviziato per prepararmi ad entrare nella comunità ISTITUTO GESÙ SACERDOTE e cosi entrare a far parte della VOSTRA FAMIGLIA RELIGIOSA.

Sono consapevole della bellezza di questo ulteriore passo per completare la mia Consacrazione al Signore e alla Chiesa. Pur nella serenità interiore, sento però anche la responsabilità di questa scelta, scelta maturata nell’incontro con voi. Gesù, Saulo, lo ha fatto cadere da cavallo ed è diventato Paolo,a me ha messo sulla mia strada voi Annunziatine e per mezzo di voi mi fa diventare “Paolino” – Rendiamo grazie a Dio.

Care sorelle, vi chiedo la carità di seguirmi con la preghiera nei giorni degli Esercizi, perché sappia essere docile alla Parola di Dio, sappia accogliere gioiosamente la proposta del Signore, sappia ringraziare la Chiesa che è nostra Madre e valorizza i vari “Carismi”.

Grazie della vostra bontà verso di me, del vostro apostolato all’interno della Chiesa, della vostra testimonianza, nel cammino verso la “SANTITÀ”.
Auguri a tutte buona salute e chiedo alla Vergine Santa la sua materna protezione sul vostro gruppo “Annunziatine di Reggio”

Fraternemente Vi Benedico

Don T. V.

01 – 11 – 2009 – Solennità di Tutti i Santi